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Il centro Astalli
denuncia
il dramma
dei migranti

Il rapporto annuale del Centro Astalli, presentato questa mattina a Roma dal direttore, padre Camillo Ripamonti, lancia un grido d’allarme sulle gravi conseguenze fisiche e psicologiche dei migranti che sbarcano in Italia ma anche sulle difficilissime condizioni di alcuni richiedenti asilo che hanno visto respinta la loro richiesta e restano, sbandati, sul territorio italiano.

Il rapporto del centro rifugiati creato dai gesuiti a Roma sottolinea che «un quarto delle persone che lo scorso anno si sono rivolte allo sportello di ascolto ha vissuto esperienze di tortura e violenza e quelli ritenuti in condizioni di particolare vulnerabilità rappresentano il 40 per cento del totale, in massima parte giovani donne». A preoccupare è soprattutto la condizione dei «minori non accompagnati a volte incapaci di affrontare la lontananza, la mancanza e il carico di responsabilità di cui la famiglia d’origine spesso li investe». Secondo gli operatori del centro, è urgente ricordare che «l’effetto delle misure introdotte nel corso del 2017 per ridurre il flusso degli arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo centrale implica che i migranti siano trattenuti in Libia più a lungo e che possano essere soggetti a detenzione in condizioni critiche, anche più volte nel caso in cui siano intercettati in mare e riportati in Libia». Prendendo in considerazione il territorio italiano, il rapporto sottolinea «l'inadeguatezza» del sistema nella seconda fase dopo il soccorso all’arrivo: un numero crescente di persone restano escluse dai cosiddetti Siprar e vivono per strada. Si tratta in molti casi di richiedenti asilo che hanno abbandonato i centri di accoglienza straordinaria e restano tagliati fuori da ogni forma di supporto, materiale e legale.

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19 marzo 2019

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