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​Il cardinale
segretario di Stato all’Onu

Per un mondo libero dalle armi atomiche

Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervento svolto dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e Capo della delegazione della Santa Sede alla 74a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante l’incontro di alto livello tenutosi a New York il 26 settembre per commemorare e promuovere la Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari.

Signor Presidente,

La Missione della Santa Sede apprezza l’occasione di questo incontro plenario di alto livello per ribadire il suo pieno sostegno all’eliminazione totale delle armi nucleari. In considerazione dell’attuale assenza di negoziati volti a compiere anche il passo più modesto verso questo vitale obiettivo di sicurezza globale, sicurezza per ciascuno di noi e per tutti nella comunità globale delle nazioni, questa Plenaria giunge particolarmente opportuna. È di fondamentale importanza che i leader mondiali, ai più alti livelli, parlino con forza per esortare quegli stati che devono compiere i prossimi passi verso l’eliminazione delle armi nucleari a iniziare ad agire ora, non in qualche vaga data futura, e senza aspettare che si realizzi una qualche pace internazionale e situazione di sicurezza “ideale”.

Nel novembre 2017, parlando durante un convegno tenuto in Vaticano, Papa Francesco ha espresso chiaramente la posizione della Santa Sede sulle armi nucleari quando ha detto: «è da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano. Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici. Le armi di distruzione di massa, in particolare quelle atomiche, altro non generano che un ingannevole senso di sicurezza e non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana, che deve invece ispirarsi ad un’etica di solidarietà».

La Santa Sede osserva con rammarico, inter alia, lo scadere del Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio, l’incapacità di fare entrare in vigore il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, l’incapacità della conferenza sul disarmo perfino di iniziare i negoziati sulla messa al bando della produzione di materiale fissile per le armi nucleari, la cosiddetta “modernizzazione” delle armi nucleari e dei sistemi di consegna e le instabilità coinvolte nell’attuazione del Programma d’azione comprensivo comune. Sono tutti segni preoccupanti della costante erosione del multilateralismo e dell’ordine basato sulle regole.

La Santa Sede prende atto con soddisfazione del crescente numero di Stati che hanno ratificato il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (tpnw) e incoraggia gli stati che l’hanno già firmato a ratificarlo al più presto. Solo impegnandosi in un dialogo sincero, onesto ed efficace rimane la speranza che altri stati costruiscano la fiducia necessaria per firmare e ratificare questo strumento. Riteniamo che il Trattato sia un passo importante verso un mondo libero dal nucleare e integri il Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (npt). Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari è frutto dello sforzo di tanti stati e di altre parti interessate di promuovere una maggiore consapevolezza e una comprensione più profonda delle gravi conseguenze umanitarie e dei disastri ambientali che risulterebbero dall’utilizzo delle armi nucleari.

Signor Presidente,

Si potrebbe essere tentati di perdere la speranza dinanzi alle battute d’arresto, le impasse o i progressi molto lenti nell’agenda del disarmo, in particolare nell’ambito del disarmo nucleare. Tuttavia, i nostri sforzi comuni per andare verso l’eliminazione delle armi nucleari devono essere caratterizzati da perseveranza e determinazione. Dobbiamo compiere ogni sforzo possibile per evitare lo smantellamento dell’architettura internazionale del controllo delle armi, specialmente nel campo delle armi di distruzione di massa.

La Santa Sede incoraggia gli stati interessati ad agire tempestivamente per prolungare il nuovo trattato start oltre la sua scadenza prevista nel febbraio 2020. Continua a sperare che gli stessi stati interessati si risiedano al tavolo per riprendere i discorsi sulle forze nucleari a raggio intermedio, anche se il trattato è scaduto. La Conferenza sul disarmo, la Commissione per il disarmo delle Nazioni Unite e tutte le istanze interessate devono compiere passi concreti per impedire che lo spazio si riempia di armi con i rischi connessi per sistemi che sono vitali per tanti aspetti della nostra vita sulla Terra. Il Medio Oriente non dovrebbe essere esposto ulteriormente al rischio della destabilizzazione nell’affrontare il Programma d’azione comprensivo comune e altre sfide collegate alle armi. La mia Delegazione esorta anche a equilibrio e passi concreti per ridurre le minacce nucleari nella penisola coreana e nei territori limitrofi, impegnandosi verso la sua totale denuclearizzazione. Dobbiamo lavorare instancabilmente per ripristinare ogni possibilità di dialogo e combattere la mancanza di fiducia, che purtroppo caratterizzano la situazione attuale del disarmo, come anche la costruzione della nostra sicurezza comune e collettiva.

Signor Presidente,

A novembre Sua Santità visiterà Hiroshima e Nagasaki. Non mancherà di lanciare il più forte possibile un appello perché si compiano passi concertati verso l’eliminazione totale delle armi nucleari. Attendiamo con piacere di dare un contributo alla decima Conferenza di revisione del Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari il prossimo anno, che rappresenta un’opportunità per tutti gli stati parte di lavorare insieme al fine di raggiungere l’obiettivo a lungo termine di un mondo libero da armi nucleari e di ricostruire il dialogo e la fiducia per la nostra sicurezza collettiva.

Grazie, Signor Presidente.

Mettere al bando gli esperimenti nucleari

Mercoledì 25 settembre a New York, si è tenuta l’undicesima Conferenza dell’Onu per facilitare l’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari. Durante l’incontro il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e Capo della delegazione della Santa Sede alla 74a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha pronunciato il discorso che pubblichiamo in una traduzione italiana.

Signor Presidente,

La Santa Sede ha ratificato e aderisce al Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (ctbt) come espressione della sua convinzione, di lunga data, che un bando degli esperimenti nucleari, la non proliferazione nucleare e il disarmo nucleare «sono strettamente collegati e devono essere realizzati il più presto possibile sotto l’efficace controllo internazionale» (Cfr. Dichiarazione della Santa Sede allegata allo Strumento di adesione al ctbt, 24 settembre 1996). Vista l’importanza che la Santa Sede attribuisce al Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari come parte essenziale degli sforzi multilaterali per promuovere la pace e la sicurezza globale, ogni anno in più senza che il Trattato entri in vigore ricorda bruscamente che la promessa e la speranza portati dal Trattato devono ancora diventare realtà. La Santa Sede, pertanto, è lieta di partecipare a questa Conferenza e, così facendo, conferma ancora una volta che ogni singolo passo, tutti gli sforzi e le discussioni per realizzare l’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari hanno il pieno sostegno della Santa Sede.

La mia Delegazione è lieta di unirsi ad altri nel ribadire l’urgente appello agli stati rimanenti, la cui ratifica è necessaria perché il Trattato entri in vigore, di procedere verso la ratifica. Così facendo, tali stati hanno l’opportunità di dimostrare saggezza, leadership coraggiosa e impegno per la pace e il bene comune di tutti.

L’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari è ancor più imperativa se si considerano le minacce contemporanee alla pace, dalle costanti sfide della proliferazione nucleare alla grande modernizzazione degli arsenali di armi nucleari da parte di alcuni stati dotati di armi nucleari. Sia la proliferazione nucleare sia i nuovi programmi di modernizzazione sono in contrasto con i principi fondamentali del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari e, cosa ancor più importante, minano la sicurezza internazionale. Inoltre, come ha osservato Papa Francesco, «la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e [...] i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell’umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani» (Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al convegno «Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale», 10 novembre 2017).

Signor Presidente,

Mentre siamo realistici riguardo alle sfide coinvolte nel realizzare un mondo libero dalle armi nucleari, le difficoltà poste dallo status quo ante di crescenti tensioni, proliferazione continuata e programmi di modernizzazione sono molto più spaventose. Le armi nucleari offrono un falso senso di sicurezza. La pace precaria promessa dalla deterrenza nucleare si è ripetutamente dimostrata illusoria. Le armi nucleari non possono creare un mondo stabile e sicuro. La pace e la sicurezza internazionale durature non si possono fondare sulla distruzione reciproca assicurata o sulla minaccia di annientamento.

Papa Francesco, di fatto, ha affermato chiaramente che questa escalation nucleare è moralmente inaccettabile: «La deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono essere la base di un’etica di fraternità e di pacifica coesistenza» (Papa Francesco, Messaggio in occasione della Conferenza di Vienna sull’impatto umanitario delle armi nucleari, 7 dicembre 2014). Parlando durante un simposio internazionale nel 2017, Sua Santità ha espresso grande preoccupazione per gli effetti umanitari e ambientali catastrofici dell’uso delle armi nucleari e ha rilevato il rischio di una detonazione accidentale per un errore di qualsiasi genere (cfr. Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al convegno «Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale», 10 novembre 2017).

I test nucleari comportano il rilascio sostanziale e incontrollato di materiali radioattivi direttamente nell’ambiente. Hanno portato alla dose cumulativa più grande di radiazione creata dall’uomo finora liberata sulle popolazioni e l’ambiente globale (Cfr. unscear 2000 Report to the General Assembly, Exposures to the public from man-made sources of radiation, volume I, allegato C, pp. 158-180, Nazioni Unite, New York, 2000). Come ha detto Papa Francesco: «L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti. Se non lo facciamo, ci carichiamo sulla coscienza il peso di negare l’esistenza degli altri» (Papa Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, n. 95, 24 maggio 2015).

Il regime di non proliferazione deve operare instancabilmente per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari come già fa per il disarmo nucleare. Per questa ragione, la Santa Sede ha firmato e ratificato il Trattato per la proibizione delle armi nucleari al fine di andare oltre la deterrenza nucleare verso un mondo totalmente libero dalle armi nucleari (cfr. Papa Francesco, Messaggio alla Conferenza dell’Onu finalizzata a negoziare uno strumento giuridicamente vincolante sulla proibizione delle armi nucleari, che conduca alla loro totale eliminazione, 23 marzo 2017), e ha affermato che le armi nucleari sono armi di distruzione di massa e ambientale (cfr. Dichiarazione della Santa Sede alla 62a Conferenza Generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, 17 settembre 2018).

Signor Presidente,

Una pace qualunque che si basa sull’equilibrio del potere, con minacce e contro-minacce, e in ultima analisi sulla paura, è una pace falsa e instabile. Al fine di rispondere in modo adeguato alle sfide del ventunesimo secolo, è essenziale sostituire questa logica della paura e della diffidenza con un’etica della responsabilità e in tal modo favorire un clima di fiducia che dia valore al dialogo multilaterale attraverso la cooperazione coerente e responsabile tra tutti i membri della comunità internazionale. Ciò esige, come ha detto Papa Francesco al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede all’inizio dell’anno, che la comunità internazionale riconosca che «[p]remessa indispensabile del successo della diplomazia multilaterale sono la buona volontà e la buona fede degli interlocutori, la disponibilità a un confronto leale e sincero e la volontà di accettare gli inevitabili compromessi che nascono dal confronto tra le Parti» (Papa Francesco, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno, 7 gennaio 2019). Le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite, nel diritto umanitario internazionale, negli strumenti per il disarmo e il controllo delle armi e in altri elementi del diritto internazionale rappresentano un impegno indispensabile per la sicurezza cooperativa e una concretizzazione giuridica di questa etica globale della responsabilità che ora è tanto necessaria.

In un tempo di accresciute tensioni, l’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari sarebbe una misura essenziale per costruire la fiducia e una importante manifestazione di impegno verso questa etica della responsabilità. Più di due decenni sono un’attesa troppo lunga per dimostrare tale impegno.

Grazie, Signor Presidente.

Il coraggio di cercare nuovi cammini di dialogo per la Siria

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e Capo della delegazione della Santa Sede alla 74a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha partecipato, il 24 settembre a New York, all’evento ministeriale di alto livello sulla Siria organizzato dall’Unione Europea. Pubblichiamo la traduzione italiana del suo discorso.

Signora Alta Rappresentante,

Desidero esprimere la mia gratitudine all’Unione Europea per aver organizzato l’evento odierno e il mio apprezzamento per le sue diverse iniziative, specialmente le conferenze di Bruxelles, volte a trovare una soluzione politica duratura al conflitto in Siria. La Santa Sede continua a seguire con grande preoccupazione questa tragedia che affligge da ormai più di otto anni il popolo siriano, creando una situazione umanitaria drammatica. È in questo contesto che Papa Francesco alla fine di giugno ha scritto al Presidente Bashar al-Assad.

La Santa Sede ha sempre ribadito la necessità di aderire completamente ai principi del diritto umanitario internazionale e di cercare una soluzione politica fattibile per porre fine al conflitto, superando gli interessi di parte, e rispettare i diritti e le aspirazioni della popolazione siriana. Ciò va fatto con gli strumenti della diplomazia, del dialogo, del negoziato e con il coinvolgimento della comunità internazionale.

Per quanto riguarda la sofferenza della popolazione civile, la Santa Sede vorrebbe evidenziare tre aspetti:

1) le sanzioni imposte creano anche pesanti fardelli per la popolazione civile. Di fatto, le organizzazioni caritative che operano sul campo hanno sottolineato ripetutamente gli effetti dannosi di tali sanzioni sui civili, chiedendo che fossero revocate;

2) il problema del ritorno dei rifugiati e la riconciliazione. La Santa Sede invita la comunità internazionale a sostenere e a incoraggiare il loro ritorno volontario e sicuro, come anche quello delle persone internamente dislocate;

3) i cristiani e le minoranze religiose hanno sempre svolto un ruolo specifico nel tessuto sociale del Medio Oriente. La loro presenza va sostenuta e incoraggiata come contributo tanto alla coesione sociale quanto al necessario processo di riconciliazione. Come ha sottolineato Papa Francesco nel suo ultimo discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede: «È oltremodo importante che i cristiani abbiano un posto nel futuro della Regione». La Santa Sede auspica che «le autorità politiche non manchino di garantire loro la necessaria sicurezza e tutti gli altri requisiti che permettano ad essi di continuare a vivere nei Paesi di cui sono cittadini a pieno titolo e contribuire alla loro costruzione» (Papa Francesco, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno, 7 gennaio 2019).

La Santa Sede incoraggia fortemente la comunità internazionale a «non dimenticare i tanti bisogni delle vittime di questa crisi, ma soprattutto di superare la logica degli interessi e di mettersi al servizio della pace ponendo fine alla guerra» (Papa Francesco, Discorso ai Partecipanti all’Incontro di lavoro sulla crisi in Siria e nei Paesi limitrofi, 14 settembre 2018).

Dopo otto dolorosi anni di conflitto è necessario, e perfino urgente, superare la stagnazione politica e avere il coraggio di cercare nuovi cammini di dialogo e nuove soluzioni, con spirito di realismo e preoccupazione per quanti sono coinvolti. Non è in gioco solo la stabilità del Medio Oriente, ma anche il futuro stesso dei giovani, molti dei quali nati e cresciuti fuori dal loro paese, che spesso sono privati di opportunità educative e non dispongono dei beni di prima necessità per vivere. Troppo spesso diventano facile preda della criminalità e della radicalizzazione. È una questione di dignità e di civiltà.

Desidero assicurarle che la Santa Sede, e la Chiesa cattolica in generale, manterrà il suo impegno a incoraggiare la ricerca di soluzioni fattibili alla crisi e continuerà a prestare attenzione alla situazione umanitaria, fornendo aiuto ai popoli colpiti dal conflitto in Siria e ai rifugiati, come anche alle comunità che li ospitano, senza fare distinzioni sulla base dell’identità religiosa o etnica tra quanti hanno bisogno di aiuto.

Grazie, Signora Alta Rappresentante.

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18 gennaio 2020

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