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Il cardinale Filoni
in Sri Lanka

· ​Per portare la solidarietà del Papa alla comunità cattolica ·

Portare la solidarietà, l’affetto, e la consolazione del Papa alla comunità cattolica dello Sri Lanka, duramente colpita dopo gli attacchi alle chiese avvenuti a Pasqua. Con questa missione il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli si trova da martedì sera 21 maggio a Colombo.

Il porporato è giunto a un mese esatto dalla serie di attentati del 21 aprile che causarono oltre 250 vittime. La prima esplosione devastò il santuario di Sant’Antonio, la cui prima pietra per la ricostruzione è stata posata alla presenza del prefetto di Propaganda fide nella mattinata di mercoledì 22, durante la quale egli anche ha incontrato il capo dello Stato asiatico e altre personalità civili e religiose. In particolare ha pranzato con i vescovi del paese, affrontando nei colloqui temi legati alla missionarietà della Chiesa e alla formazione e altri aspetti pastorali. Il cardinale è arrivato nella capitale srilankese da Bangkok, dove aveva compiuto una visita pastorale iniziata giovedì 16 in occasione del 350° anniversario del Vicariato apostolico del Siam (1669-2019), che segna le origini della Chiesa cattolica in Thailandia. 

Un momento della visita del prefetto di Propaganda fide in Thailandia

«Un momento di grazia» che «testimonia i risultati positivi del lavoro di evangelizzazione in questa nazione» e al contempo esorta i cristiani thailandesi «a essere discepoli missionari». Così ha definito la solenne celebrazione presieduta nella circostanza sabato 18 maggio a Sampran, a trenta chilometri dalla capitale del regno asiatico.

A Bangkok, il prefetto venerdì 17 aveva visitato la cattedrale dell’Assunzione e incontrato i vescovi, rilanciando «la necessità di un nuovo slancio missionario. Gli sforzi pionieristici dei missionari — ha detto — che hanno portato la Buona Novella della salvezza devono continuare». Infatti, ha aggiunto, «la formazione missionaria è ora compito della Chiesa locale» e «questo lavoro deve essere visto come centrale». Di conseguenza, ha esortato, «ogni sforzo per l’evangelizzazione deve essere un elemento chiave nell’attività pastorale degli istituti religiosi, di parrocchie, scuole, movimenti laicali e dei gruppi giovanili» nelle undici diocesi della Thailandia.

Nella parte conclusiva del discorso, il cardinale Filoni si è soffermato su alcuni argomenti di attualità che toccano in particolare il sudest asiatico: il dialogo con il mondo buddista; il fenomeno delle migrazioni e la protezione dei minori. Dopo aver ricordato l’opera di evangelizzazione iniziata dalla Società per le Missioni Estere di Parigi, presto seguita da quella di «altri missionari e religiosi, uomini e donne, appartenenti a vari istituti», il porporato ha elogiato lo zelo apostolico con cui «si sono dedicati all’implantatio della Chiesa in questa grande nazione». Infine ha richiamato il primo concilio plenario della Chiesa in Thailandia, dedicato nel 2015 al tema “I discepoli di Cristo vivono la nuova evangelizzazione” e ha ribadito: «Siete chiamati a dare testimonianza di una comunione centrata su Cristo, affinché tutti i cristiani possano essere il sale della terra, colmi della luce di Dio, che è amore dato al mondo».

Nel pomeriggio il prefetto ha incontrato i religiosi, le consacrate, i seminaristi e i catechisti nella chiesa dedicata al beato padre Nicolas Boonkerd Kitbamrung (1895-1944). Elevato agli onori degli altari da Giovanni Paolo II nel 2000, morì in prigione accusato di spionaggio, al termine di una vita dedicata interamente all’annuncio della Buona Novella.

Domenica 19 il cardinale Filoni si è quindi recato a Chiang Mai, nel nord del paese, dove è forte la presenza delle popolazioni tribali: accolto dai gruppi etnici Lanna e Akha, ha incontrato sacerdoti, religiosi, catechisti e leader anziani dei villaggi e in serata ha celebrato la messa. «L’opera di evangelizzazione — ha sottolineato il porporato — è una realtà unica ma complessa, si sviluppa in una varietà di modi. La dimensione pastorale di questa regione include la presenza di gruppi indigeni con una propria identità. Il programma per l’opera missionaria comporta uno studio attento e il rispetto dovuto per le credenze, i costumi, i valori culturali e le tradizioni delle persone della zona, alla luce degli insegnamenti cristiani» ha aggiunto, raccomandando in particolare di «prendere in considerazione l’ambiente buddhista, prevalente in questa nazione». Senza dimenticare, ha avvertito, che «nel campo dell’evangelizzazione rientrano anche i cambiamenti nella società, varie tendenze, sfide sociali, modelli di pensiero, approcci relativistici, cambiamenti nel sistema dei valori della società, la comprensione del matrimonio e della famiglia, il lato oscuro dei social network».

Lunedì 20 il prefetto ha incontrato i gruppi etnici Karen nel villaggio missionario Mae-Porn, dove ha celebrato la messa. Infine martedì 21 si è recato nella chiesa di San Giuseppe e al villaggio portoghese dove i missionari gettarono i primi semi della Buona Novella, l’allora capitale del regno del Siam, Ayuthaya, considerato il luogo di nascita del vicariato. Quindi ha visitato le rovine storiche dell’antica città, con importanti vestigia cattoliche e buddiste. Nei suoi discorsi conclusivi ha invitato i cattolici thailandesi a condividere la fede con quanti ancora non conoscono Cristo: «possono trovarsi nei villaggi, nei posti di lavoro, in scuole, ospedali», ha detto, rimarcando come «nelle conversazioni o nei contatti con loro» sia possibile «trovare l’opportunità di presentare Gesù a una o due persone che non lo conoscono». Con un’avvertenza: quella che per un’efficace opera di evangelizzazione occorre un «rafforzamento della vita di fede» attraverso «la partecipazione regolare alla messa nelle comunità parrocchiali, la lettura della Bibbia, i gesti di amore o di carità verso i vicini bisognosi».

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21 agosto 2019

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