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Il cardinale
e le bimbe ebree

· Scampate alle SS grazie al coraggio delle suore ·

Il cardinale Elia Dalla Costa  nominato giusto tra le nazioni  il 26 novembre 2012

«Nella primavera 1944 — scrive Giovanna Querci Favini sul «Corriere della Sera» del 21 maggio — il cardinale Elia Dalla Costa mandò a chiamare in gran segreto la madre generale dell’educandato e convento delle Serve di Maria. Prima di spiegarle il motivo della convocazione, anticipò le eventuali riserve della suora: “Chiedo una cosa molto grave che metterà la vita sua e delle consorelle in pericolo, ma non voglio se o ma. Non abbiamo scelta. È arrivato dalla Polonia e dal Belgio un gruppo di donne e bambine ebree. Ora sono rifugiate alla Santissima Annunziata (il convento era maschile), e, come capirà, lei deve accoglierle nel suo convento”. La risposta della Madre fa tuttora parte della mitologia del convento. Si arrivò a dicembre e, per volontà della Madre, le bambine ebree erano andate a messa e a pregare come tutte le altre. Ma il pericolo di una spiata era tanto. Nel mezzo di una notte le suore furono svegliate da forti colpi al portone: cinque SS percuotevano il portone con gli stivali e il calcio dei fucili. Il comandante impose che le ragazze si disponessero in fila e ordinò di recitare il Pater noster una per una. Tutte lo recitarono. Non contento, l’SS intimò di cantare una canzone di Natale religiosa, cioè in latino, e mentre le bambine cantavano, lui passava attraverso le file per controllare la dizione: tutte cantavano Adeste fideles in un latino perfetto. L’SS urlò qualcosa in tedesco — conclude Querci Favini — e i soldati se ne andarono, accompagnati da un coro celestiale, al quale si erano unite anche le suore».

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