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Il cardinale Bertone  ricorda l'ambasciatore dei Paesi Bassi

· Nella cappella Paolina nel trigesimo della morte ·

In una società «disorientata al pensiero delle ultime realtà che ci attendono», Cristo offre una speranza «basata esclusivamente sulle promesse di Dio e non sulle congetture dell'uomo circa il proprio futuro». Lo ha sottolineato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, celebrando stamane, lunedì 6 dicembre, nella cappella Paolina, la messa nel trigesimo della morte di Henriette Johanna Cornelia Maria van Lynden-Lejten, ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede. La baronessa, che aveva presentato le credenziali il 1° ottobre 2009, si è spenta il 6 novembre scorso dopo una dolorosa malattia.

Con il porporato hanno concelebrato gli arcivescovi Filoni, sostituto, e Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Kasteel, già segretario del Pontificio Consiglio «Cor Unum», il salvatoriano Wipers, rettore «ad interim» del Pontificio Collegio Olandese, i monsignori Piechota e Lucchini, della segreteria particolare del cardinale Bertone. Con i numerosi membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, erano i monsignori Wells, assessore, e Nwachukwu, capo del Protocollo. Tra i presenti: il vedovo, barone Aernout van Lynden; Petra Smulders, del ministero per gli Affari esteri dei Paesi Bassi, dipartimento Europa Occidentale; l'ambasciatore presso il Quirinale, Alphonus Stoelinga; l'incaricato d'affari dell'Ambasciata presso la Santa Sede, Jos Douma. Ha diretto il rito monsignor Karcher, cerimoniere pontificio.

All'omelia il segretario di Stato ha ricordato come l'ambasciatore si fosse preparata all'incontro con il Signore, «purificata dalla malattia e pienamente consapevole che mentre si stava distruggendo la dimora del suo esilio terreno, si costruiva per lei una dimora eterna nel Cielo. La nostra abitazione sulla terra è provvisoria — ha commentato in proposito — ma Dio ci costruisce in Cielo una casa per sempre».

Quindi il porporato ha fatto riferimento alla lettera di risposta della baronessa a quella di conforto da lui inviatale a nome di Benedetto XVI. «Si esprimeva con toccanti parole di gratitudine e di ammirazione per il Sommo Pontefice, mostrando anche il suo attaccamento alle cose che Dio le aveva donato in questa vita. Parlava con nostalgia — ha spiegato — di quanto aveva potuto godere nello svolgimento del suo alto compito diplomatico: l'orizzonte delle numerose e qualificate amicizie incontrate e le bellezze di Roma. Ma dal suo scritto traspare soprattutto — ha aggiunto — il totale abbandono alla volontà di Dio».

Commentando poi le letture proclamate durante la celebrazione, il cardinale Bertone si è soffermato sul Vangelo di Giovanni. «Chi crede — ha detto — sperimenta la gioia di appartenere a Gesù, la sua accoglienza fedele, sicura, che non può essere dissolta neppure dalla morte». Per questo, sebbene «tutti sentiamo la durezza» del distacco e «non possiamo non sentire la tristezza della separazione», nel cristiano «il dolore si accompagna alla speranza, anzi alla certezza di un nuovo incontro». Tant'è vero che la liturgia della Chiesa mette l'una accanto all'altra la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei fedeli defunti. «Talora ci chiediamo — ha aggiunto il cardinale Bertone — dove sono i nostri morti; e magari cerchiamo di pensarli, di immaginare il luogo dove vivono e che cosa fanno». In proposito il celebrante ha messo in luce che se è «bella la tradizione di visitare i cimiteri», è altrettanto piacevole «pensare che i nostri defunti continuano a essere presenti nelle nostre chiese, là dove hanno ricevuto i Sacramenti, dove hanno pregato, dove hanno lodato il Signore, dove hanno sperato nei momenti difficili, e da dove sono stati accompagnati verso il cielo. I defunti — ha proseguito — sono nella comunità di cui facevano parte: la morte infatti, non ha interrotto i legami; loro continuano a esserci vicini. È il mistero della comunione dei santi, che professiamo ogni volta che recitiamo il Credo. Ecco perché in passato i morti erano sepolti dentro o accanto alle chiese». E questa comunione salda con tutti i defunti «viene garantita da Gesù». Il segretario di Stato si è detto consapevole che essa «non è una comunione visibile, ma non per questo è meno reale. Anzi, è ancora più profonda perché non fondata sulle apparenze esteriori, tanto spesso ingannatrici». Al contrario — ha concluso — «la comunione con i defunti è fondata sul mistero dell'amore di Dio che tutti raccoglie e sostiene».

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