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Il cardinale Bergoglio invita gli argentini a una marcia a difesa della famiglia

· Prevista la partecipazione di organismi laici diocesani e di movimenti cattolici ·

L'Arcivescovo di Buenos Aires e primate d'Argentina, cardinale Jorge Mario Bergoglio, ha chiesto ai parroci, rettori e cappellani di tutte le chiese del Paese di favorire la partecipazione dei fedeli alla marcia di domani, del 13 luglio, alle 18.30, verso il Congresso nazionale, organizzata dal Dipartimento per i laici (Deplai) con il motto: «Vogliamo mamma e papà per i nostri figli». L'iniziativa si inserisce nel contesto dell'approvazione da parte della Camera dei deputati, del progetto di riforma del codice civile, che prevede la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

Il progetto verrà sottoposto al Senato nei prossimi giorni.

Il cardinale Bergoglio ha sottolineato l'importanza del fatto che alla manifestazione siano stati inviati vari sindacati, organizzazioni sociali, movimenti della Chiesa e organismi laici diocesani e ha ricordato che la proposta cerca di far sì «che sia un atto in cui non ci siano altro che bandiere argentine o consegne positive per il matrimonio uomo-donna».

In una lettera inviata nei giorni scorsi al clero diocesano, il porporato aveva suggerito che venisse letta nelle celebrazioni eucaristiche di ieri, domenica 11 luglio, la dichiarazione «Sul bene inalterabile del matrimonio e della famiglia», della Conferenza episcopale argentina, e che venissero recitate intenzioni per la famiglia. Nella dichiarazione l'episcopato argentino sottolinea che «il matrimonio come relazione stabile tra l'uomo e la donna, che nella loro diversità sono complementari per la trasmissione e la cura della vita, è un bene sia per lo sviluppo delle persone che per quello della società. Siamo davanti — continuano i vescovi — non a un fatto privato o a un'opzione religiosa, ma a una realtà che ha la propria radice nella natura stessa dell'uomo, che è il maschio e la femmina. Affermare l'eterosessualità come requisito per il matrimonio non è discriminare, ma partire da una nota oggettiva che è il suo presupposto. Il contrario sarebbe disconoscere la sua essenza, cioè quello che è».

Per la Conferenza episcopale argentina «il matrimonio non è un'istituzione puramente umana nonostante le numerose variazioni che ha potuto subire nel corso dei secoli nelle varie culture, strutture sociali e atteggiamenti spirituali. Queste diversità non devono far dimenticare i suoi tratti comuni e permanenti. Il matrimonio — concludono i vescovi — si basa sull'unione complementare dell'uomo e della donna, le cui nature si arricchiscono con l'apporto di questa diversità radicale».

Sempre nei giorni scorsi, il cardinale Bergoglio aveva inviato una lettera alle suore carmelitane dei quattro monasteri di Buenos Aires in cui scriveva che «se il disegno di legge, che prevede per le persone dello stesso sesso la possibilità di unirsi civilmente e di adottare anche bambini, dovesse essere approvato, potrà danneggiare seriamente la famiglia. Il popolo argentino — si legge nella lettera indirizzata alle religiose — dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia. È in gioco l'identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. Non dobbiamo essere ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica — ha concluso il porporato — ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio».

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