Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il cammino per l’unità
è diventato
pane quotidiano

· Con Papa Francesco si è aperta una nuova stagione di fraternità tra i cristiani ·

Le parole e i gesti del Pontefice per l’unità visibile della Chiesa hanno aperto una nuova stagione nel cammino di concreta riconciliazione tra i cristiani, soprattutto per quanto riguarda la sua dimensione quotidiana e locale. È quanto mette in luce il direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia nel volume L’ecumenismo di Papa Francesco (Magnano, 2019, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, pagine 153, euro 15). Pubblichiamo ampi stralci dell’introduzione.

L’incontro a Ginevra  presso la sede  del World Council of Churches (21 giugno 2018)

Per Papa Francesco la costruzione dell’unità visibile della Chiesa costituisce una delle priorità del suo pontificato, come mostrano chiaramente le parole e i gesti che, fin dal giorno della sua elezione, hanno caratterizzato il suo impegno per superare le divisioni e per rafforzare la comunione, nella prospettiva di rendere sempre più efficace la missione dell’annuncio e della testimonianza della parola di Dio. La scelta di Papa Francesco di porre tra le priorità la piena e attiva partecipazione al cammino ecumenico si pone in profonda continuità con i suoi predecessori, a partire da Paolo VI, come egli spesso ricorda, nella linea della recezione del concilio Vaticano II, quando la Chiesa cattolica, anche con il contributo fraterno di delegati osservatori di Chiese cristiane e di organismi ecumenici internazionali, ha promosso un ripensamento delle forme del contenuto della sua partecipazione al movimento ecumenico; al Vaticano II, al di là della promulgazione del decreto Unitatis redintegratio sui principi cattolici dell’ecumenismo, c’è stato un profondo rinnovamento della teologia ecumenica, uscendo così da quella prospettiva che aveva segnato, per secoli, la Chiesa cattolica come altre Chiese, prospettiva che aveva impedito la condivisione dei doni delle diverse tradizioni cristiane, determinando silenzi, sospetti, censure e condanne, tanto da fare assumere la divisione non come uno scandalo ma come un merito.

L’azione di Papa Francesco si colloca così in una tradizione ecumenica della Chiesa cattolica che, seppure recente — poco più di cinquant’anni, almeno alla luce del sole, visto che l’ecumenismo cattolico non è nato con la celebrazione del Vaticano II —, ha determinato tanti passi nella direzione della costruzione dell’unità visibile della Chiesa attraverso la conoscenza storico-teologica dell’altro, il dialogo sulle questioni dottrinali e la condivisione di esperienze di accoglienza e di missione.

Le parole e i gesti di Papa Francesco hanno indubbiamente aperto una nuova stagione del cammino ecumenico, soprattutto per quanto riguarda la dimensione quotidiana e locale dell’ecumenismo, che deve essere “pane quotidiano” della vita dei cristiani, chiamati a una conversione del cuore per essere sempre docili strumenti nelle mani di Dio uno e trino nella costruzione dell’unità; proprio il richiamo continuo a questa dimensione quotidiana e locale dell’ecumenismo ha trovato il suo fondamento nella parola di Dio, delineandosi come segno concreto dell’obbedienza dei singoli credenti a quanto il Signore ha chiesto ai suoi discepoli per essere “uno”, facendosi riconoscere dall’amore l’uno per l’altro.

Si è così usciti da quella situazione che, mai affermata dal magistero della Chiesa cattolica, tendeva a vedere l’ecumenismo come qualcosa di emergenziale, dovuto alle nuove condizioni nelle quali si trovano i cristiani, in tante parti del mondo, come se il cammino ecumenico costituisse una sorta di ultima “ridotta”, nella quale trovare rifugio cercando un accordo minimale tra cristiani, un minimo comune denominatore, nel quale affogare le proprie identità.

Per Papa Francesco il cammino ecumenico è obbedire a Dio, mettendosi in marcia, con la propria identità, da conoscere, da vivere e da condividere ma non da svuotare o annullare, per essere nel mondo e per il mondo in modo da realizzare ciò che viene chiesto alla Chiesa una, cioè di farsi missione con l’annuncio della parola di Dio; questa missione assume una luce del tutto particolare quando è fatta dai cristiani che non sono semplicemente non più divisi ma si sentono uniti nella scoperta quotidiana di quanto già condividono, in un percorso di conversione alla misericordia, senza dimenticare le questioni dottrinali che ancora impediscono una piena comunione.

In questa direzione Papa Francesco ha trovato una profonda sintonia con capi delle Chiese e responsabili degli organismi ecumenici, come è apparso evidente nei tanti incontri pubblici che hanno segnato l’ecumenismo a 360 gradi portato avanti da Papa Bergoglio; esemplare, da questo punto di vista, è stata la visita del Papa, il 21 giugno 2018, al Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), nell’ambito del programma per il settantesimo anniversario della sua fondazione, con la quale si voleva creare un luogo di incontro tra cristiani per promuovere l’unità a partire dalla condivisione di un patrimonio comune, dopo un lungo percorso che aveva coinvolto tanti cristiani, soprattutto del mondo riformato, dopo la comune esperienza della Conferenza missionaria internazionale di Edimburgo (1910), tuttora considerata la data di inizio del movimento ecumenico contemporaneo.

A Ginevra, nel Centro ecumenico che ospita il Cec, in due distinti momenti, il Papa ha invitato tutti i cristiani a ringraziare il Signore per quanto è stato fatto, a vivere la chiamata all’unità, a pregare quotidianamente per la Chiesa una e a trovare sempre nuove forme per l’evangelizzazione, in uno spirito di fraternità che genera accoglienza e sostiene il dialogo. Delle parole e dei gesti di Papa Francesco per l’unità visibile della Chiesa solo di recente sono cominciati a uscire commenti e studi per favorirne una sempre migliore conoscenza, anche alla luce del loro rilievo e della loro valenza nel pontificato bergogliano; proprio le parole di Papa Francesco costituiscono la fonte principale di questo volume, con il quale ci si propone di rendere familiare la complessità di un cammino ecumenico tanto vitale quanto ancora poco conosciuto, facendo costante riferimento alle vicende storico-teologiche del movimento ecumenico contemporaneo.

Non si tratta né di una introduzione alla teologia ecumenica né di una di storia del movimento ecumenico, che pure appare quanto mai necessaria di fronte alle semplificazioni, del tutto insufficienti, una volta che sono cominciati a uscire i risultati di ricerche storico-teologiche su luoghi e figure, tanto rilevanti per l’ecumenismo, come è il caso della Comunità di Taizé. Sempre partendo da un testo di Papa Francesco, al quale si farà continuo riferimento nei singoli capitoli, si offrirà una definizione di ecumenismo quanto mai necessaria in un tempo in cui ancora “ecumenico” sembra essere sinonimo solo di accordi al ribasso, con un intento buonista che niente ha a che vedere con l’amore per la verità (cap. 1). La centralità della parola di Dio nel cammino ecumenico, tanto più quanto questa viene proposta in traduzione interconfessionale in lingua materna per rendere familiare a tutti, cominciando dai membri delle comunità locali, lo straordinario racconto dell’amore di Dio per l’uomo e per la donna, che è un invito perentorio all’unità (cap. 2). Lo stretto legame tra la preghiera e la costruzione dell’unità visibile della Chiesa, così come è stata riaffermata nel XXI secolo, anche alla luce di un lungo cammino che ha condotto i cristiani a uscire dall’idea che fosse sufficiente pregare una volta all’anno, per una settimana, costituisce un passaggio fondamentale nell’affermazione che proprio la preghiera per l’unità rappresenti la vera e inesauribile fonte per l’unità, preghiera che i cristiani sono chiamati a coltivare quotidianamente per superare le divisioni e per vivere la comunione (cap. 3). Il rapporto tra missione e misericordia rinvia alle origini del movi-mento ecumenico contemporaneo ma costituisce sempre un tema sul quale i cristiani, soprattutto cattolici e anglicani, hanno di recente proposto nuove riflessioni (cap. 4). La persecuzione dei cristiani del XXI secolo ha assunto un valore nuovo alla luce di quanto, soprattutto nella prossimità del grande giubileo, i cristiani, in particolare Giovanni Paolo II, hanno detto e scritto per una condivisione ecumenica dei martiri delle singole Chiese (cap. 5). Il dialogo teologico, nella sua dimensione ecclesiologia costituisce un aspetto che appare marginale solo per chi pensa all’ecumenismo come un incontro di buone prassi, mentre esso rappresenta un elemento centrale per la conversione della Chiesa in tutte le sue articolazioni, anche grazie al contributo del dialogo tra occidente e oriente (cap. 6). Tra i tanti documenti del dialogo ecumenico bilaterale, la Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione, firmata il 31 ottobre 1999 occupa un posto del tutto particolare per tanti motivi, tanto più dopo che, pur rimanendo un testo cattolico-luterano, è stato sottoscritto da altri cristiani in uno spirito di condivisione e di confronto su un punto tanto qualificante della vita e della dottrina della Chiesa (cap. 7). L’anniversario del 2017 è stato un tempo privilegiato per il cammino ecumenico poiché si è promosso un profondo ripensamento delle ricchezze spirituali e dottrinali del XVI secolo in uno spirito di condivisione che era mancato nei secoli precedenti, favorendo così un ulteriore passo verso una piena riconciliazione delle memorie (cap. 8). Infine, anche grazie alla sensibilità di Papa Francesco, il rapporto tra i cristiani e il popolo ebraico è rimasto al centro dell’agenda ecumenica, rafforzando così un’idea che era emersa al concilio Vaticano II e si era venuta affermando, pur con molti distinguo, nella stagione della recezione del concilio (cap. 10)

di Riccardo Burigana

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE