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Il cambiamento climatico
non è una fake news

· Come già sostenuto dall’Onu, 250 scienziati ne confermano l’origine umana ·

Basta fake news sul clima. «Il riscaldamento globale è di origine antropica», si legge nella lettera, già sottoscritta da 250 scienziati italiani, indirizzata alle più alte cariche dello stato, perché è urgente e fondamentale affrontare e risolvere il problema dei cambiamenti climatici. È necessario agire in fretta per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra, arrivando all’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050 (ovvero che l’anidride carbonica emessa dalle attività umane sia equivalente a quella che gli ecosistemi sono in grado di assorbire). La lettera, basandosi su decine di migliaia di studi condotti in tutti i paesi del mondo dagli scienziati più accreditati che lavorano sul tema dei cambiamenti climatici, vuole essere una risposta al documento, datato 17 giugno, e firmato da un gruppo formato quasi esclusivamente da non-esperti sulla scienza dei cambiamenti climatici, in cui è stato messo in discussione con argomentazioni superficiali ed erronee il legame tra il riscaldamento globale dell’era post-industriale e le emissioni di gas serra di origine antropica.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si è pronunciato nei giorni scorsi sull’origine antropica dei cambiamenti climatici e sulla loro stretta influenza sui paesi più poveri. «I governi di tutto il mondo hanno preso una moltitudine di iniziative, ma le persone e i paesi più vulnerabili continuano a soffrire di più», si legge in una sua relazione in cui descrive la situazione sulla realizzazione dei 17 Obiettivi dello sviluppo sostenibile (Sdg), nei quali tutti i paesi del mondo si impegnano, entro il 2030, a mettere fine a ogni forma di povertà e a lottare contro le ineguaglianze e il cambiamento climatico. «Secondo le stime attuali — ha sottolineato Guterres — è più probabile che i poverissimi arriveranno al 6 per cento, cioè 420 milioni di esseri umani. A questo riguardo, conflitti e catastrofi naturali contribuiscono in maniera determinante». Desta particolare preoccupazione la situazione in Siria e Yemen, paesi in cui da anni sono in corso sanguinosi conflitti. Secondo l’Onu, oltretutto, «gli investimenti in combustibili fossili continuano a essere più alti di quelli sulle attività climatiche».

È ormai risaputo che l’emergenza climatica non è uguale per tutti. I cambiamenti del clima hanno un impatto devastante sulle popolazioni e sui paesi più vulnerabili, e quindi consequenzialmente contribuiscono ad accentuare le disuguaglianze economiche tra le nazioni ricche e quelle povere. Inoltre generalmente i paesi poveri sono quelli meno responsabili dei cambiamenti climatici e quelli più dipendenti dalla produzione agricola interna. Questo li mette in condizione di strettissima dipendenza con le condizioni meteorologiche e con le variazioni del clima.

In vista della Cop25 in programma a dicembre a Santiago del Cile il segretario Onu ha convocato un incontro sull’emergenza climatica dal 21 al 23 settembre a New York sul tema: «Summit sull’azione climatica: Una corsa che possiamo vincere. Una gara che dobbiamo vincere».

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15 ottobre 2019

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