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Il caldo
e i romani

· Cronache Romane ·

Il caldo africano di questi giorni ha riempito i luoghi della città dove, storicamente, il popolo romano si reca in cerca di fresco e di un refolo di brezza. Tutto pur di rendere più sopportabile la canicola, tra una grattachecca e un gelato, oppure in fila alle fontanelle, i nostri nasoni, dove riempire le bottigliette d’acqua.

Passano i secoli, ma i luoghi restano gli stessi.

Ecco i giardini del Gianicolo, sotto ogni pianta — dai nostri pini marittimi alle più esotiche palme — un nugolo di nonni boccheggianti a guardia dei nipoti, ogni panchina è invasa da signore con ventagli al lavoro, tutti in cerca d’aria, allo stesso modo.

Dal Gianicolo a Monte Mario, qui l’età media è più bassa, sono quasi tutti ragazzi, i più coraggiosi corrono dietro a un pallone, gli altri si nascondono sotto l’ombra di alcune siepi. Qui di solito i pischelli vengono per fare colpo sulla ragazza, o il ragazzo, di turno, grazie al panorama mozzafiato su tutta Roma, ma oggi fa troppo caldo per tutto, oggi dal caldo si muore, anzi, se mòre.

È la volta di Villa Borghese, il Pincio, un’umanità varia, dai romani ai turisti, dormicchia sui tanti prati all’ombra, i più attrezzati su asciugamani da mare, altri su lenzuola rimediate chissà dove, altri direttamente sull’erba, a godersi l’aria meno bollente, anche perché l’ora è quella giusta, quella del riposino pomeridiano, la pennica, per noi romani un’istituzione senza tempo. E Villa Borghese non è certo l’unica presa d’assalto, stessa cosa dicasi per Villa Pamphili, Villa Ada, e via per tutti i nostri meravigliosi giardini storici.

Intanto si avvicina la sera, ma l’aria resta di fuoco.

Ecco il Lungotevere accendersi di luci e iniziative, si mangia e beve, si ascolta musica, i concerti sono tanti, riempiono il centro e le periferie.

Roma ha sempre cantato e suonato, l’alto e il basso, l’aria e lo stornello.

È il turno dell’Isola Tiberina, qui d’estate si parla di cinema e si vedono film, anche qui l’umanità si esprime in tutta la sua meravigliosa gamma di colori e lingue. Mentre il Tevere osserva tutto, muto e maestoso, in perenne transito, senza tempo.

Il caldo, intanto, non cede di un millimetro.

Ma che bello.

Che bella l’estate che ci fa tutti uguali, che bella la nostra città che mischia il suo popolo ai turisti, ai pellegrini, nei tanti luoghi all’aperto dove parlare e divertirsi, vivere gli uni accanto agli altri, come un solo meraviglioso popolo.

Perché l’estate è la stagione della vita, perché l’estate ama Roma, riamata.

di Daniele Mencarelli

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16 luglio 2019

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