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Il Cairo sostiene
la pace in Vicino oriente

· Prima visita dopo dieci anni di un ministro degli Esteri egiziano a Gerusalemme ·

L’Egitto è impegnato nel cercare una soluzione pacifica e duratura al conflitto in Vicin0 oriente. A maggio il presidente Abdel Fattah Al Sisi ne aveva dato un annuncio ufficiale e ieri, a sorpresa, il suo ministro degli Esteri, Samekh Shoukry, si è presentato a Gerusalemme, nell’ufficio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, con il quale ha avuto un lungo colloquio. 

Il premier israeliano Netanyahu  e il ministro degli Esteri egiziano Shoukry  a Gerusalemme (Ansa)

Erano dieci anni che Israele non riceveva la visita di un ministro degli Esteri egiziano. La normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, costruita giorno dopo giorno con telefonate frequenti fra i due leader e con una sintonia nella lotta nel Sinai contro i miliziani del cosiddetto Stato islamico (Is), è adesso emersa alla luce del sole. Fra le righe del discorso di benvenuto al ministro, Netanyahu non ha lasciato adito a dubbi: se si avrà una ripresa nelle trattative con i palestinesi (interrotte da almeno due anni) lo si dovrà soprattutto alla diplomazia di Al Sisi e di Shoukry (che a giugno è stato in visita al presidente Mahmoud Abbas a Ramallah) e non all’iniziativa diplomatica francese a cui Israele è contrario. In effetti Parigi aveva proposto di organizzare una grande conferenza internazionale sul Vicino oriente, ma l’iniziativa era stata bocciata da entrambe le parti in causa. Nella visione di Al Sisi — sottolineano gli analisti — un ruolo di sostegno per le trattative israelo-palestinesi viene affidato anche ai Paesi arabi moderati. Una linea sposata anche da Netanyahu: il mese scorso alla Knesset (il Parlamento israeliano) il premier aveva per la prima volta espresso parole di apprezzamento per la cosiddetta iniziativa di pace araba, ossia il piano proposto dall’Arabia Saudita nel 2002 che prevede la normalizzazione dei rapporti con Israele e la pace in cambio della nascita di uno Stato palestinese autonomo nei confini del 1967. Netanyahu si era detto aperto a «revisioni» della proposta al fine di rilanciare il processo di pace.

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19 febbraio 2020

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