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Il caffè dei letterati e la lavanderia a gettone

· «Midnight in Paris» di Woody Allen ·

«Che delusione questo Midnight in Paris : una favoletta banale, sullo sfondo di una Parigi da cartolina; dov’è finito il vero Woody Allen, caustico e creativo?» si è chiesta metà della critica italiana all’indomani della proiezione a Cannes. L’altra metà si è innamorata del film per gli stessi motivi: è una favola deliziosa, non bloccata dal cinismo corrosivo che si nasconde sotto la leggendaria ironia del regista di Whatever works ( Basta che funzioni ) e una dichiarazione d’amore per Parigi in cui torna lo stato di grazia di Manhattan , del lontano 1979, anche se al posto del bianco e nero di Gordon Willis ci sono i toni caldi e bruniti della fotografia di Darius Khondji.

Allen torna a girare secondo la collaudata formula “introspezione e un’intera città come scenografia”. E a smentire se stesso, o, almeno, il professionista di pubbliche relazioni che è in lui, l’ alter ego che fa parlare nelle interviste per non deludere giornalisti e fan che si aspettano sempre le stesse risposte e fanno sempre le stesse domande (in fondo l’intervista è un genere letterario come un altro). «I viaggi nel tempo — ha detto a Cannes — affascinano tutti, anche se, personalmente, non cambierei il mio presente con nulla. Pensare di andare dal dentista e non avere l’anestesia mi fa perdere ogni romanticismo. Da ragazzino ero un discreto illusionista: conoscevo molti trucchi ed ero attratto da qualunque cosa avesse a che fare con la magia. Forse perché speravo che ci fosse magia nel mondo: l’ho sempre cercata, ma non l’ho mai trovata». Come spesso succede agli artisti autentici, l’opera contraddice il suo autore: l’espediente del viaggio nel tempo dà l’occasione al regista di creare un raffinato elogio della magia dell’imprevisto, intessuto di citazioni e omaggi a Ernest Hemingway, Salvador Dalì (un bravissimo Adrien Brody), Pablo Picasso, Henry Toulouse-Lautrec. «Il passato non è affatto morto, anzi forse non è nemmeno passato» dice Gil, il protagonista, uno sceneggiatore americano che sogna di scrivere un grande romanzo: dietro una banale lavanderia a gettone si può nascondere la “festa mobile” della società letteraria parigina dei ruggenti anni Venti, la musica di Cole Porter e la conversazione brillante di Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda. Ma senza curiosità e disponibilità a lasciarsi sorprendere la lavanderia non schiude i suoi tesori notturni, e resta un negozio uguale a mille altri nella fredda luce del mattino. Gil e Inez, i protagonisti del film, simboleggiano due modi opposti di vivere e vedere il mondo. Stanno insieme ma si sono dimenticati perché: la data delle nozze si avvicina e un romantico soggiorno a Parigi, in teoria, dovrebbe aiutarli a ritrovare le ragioni della loro vita a due.

Ma la vacanza farà esplodere il conflitto invece di sanarlo: Inez si perde il meglio del viaggio, andandosene — metaforicamente e non — prima di mezzanotte, intrappolata dalle sue regole salutiste, il rito palestra-sauna-massaggio uguale a Malibu come a Giverny; è una sorta di “Cenerentola alla rovescia” che scappa a casa prima che il ballo cominci pur di non rinunciare alle otto ore di sonno raccomandate dal visagista e prende il taxi per non rovinare la messa in piega, mentre Gil vorrebbe godersi la città camminando sotto la pioggia. Non è solo una romanticheria sentimentale, ma un modo per farsi “toccare” dalla realtà esterna senza lo schermo rassicurante del walzer degli inviti dei soliti noti e delle maratone di shopping con suocera (e relativa carta di credito) al seguito. Comprare e conoscere non sono sinonimi, erudizione e nozionismo sono solo la parodia della cultura; la grazia malinconica di Adriana — musa di Picasso e di Hemingway — è più autenticamente viva e reale del vitalismo superficiale di Inez. «Allen non sfodera la consueta ironia beffarda, nichilista, ombelicale — scrive Gianluca Arnone su Cinematografo.it — ma uno sguardo pacificato, leggero, trasognato. L’età dell’oro può davvero nascondersi dietro l’angolo, dove non avresti mai creduto di trovarla. Allen in Europa pare davvero aver ritrovato la sua».

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26 febbraio 2018

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