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Il buon confessore

· ​Alla Penitenzieria apostolica il Papa ricorda l’importanza della preghiera e del discernimento ·

Il confessionale deve rappresentare una priorità pastorale, la più importante nel ministero sacerdotale, al punto che andrebbero banditi i cartelli con l’orario. Lo ha raccomandato Papa Francesco, tracciando l’identikit ideale del buon confessore, durante l’udienza ai partecipanti a un corso promosso dalla Penitenzieria apostolica, ricevuti venerdì mattina, 17 marzo.

Un identikit incentrato su tre elementi: essere «immersi nel rapporto con Cristo, capaci di discernimento nello Spirito e pronti a evangelizzare». Prima di approfondire ciascuno di questi elementi il Pontefice ha confidato che «questo della Penitenzieria è il tipo di Tribunale che davvero» gli piace. Perché, ha spiegato, a esso «ci si rivolge per ottenere quell’indispensabile medicina per la nostra anima che è la Misericordia. Anche se, ha avvertito, «non si diventa buoni confessori» solo «grazie a un corso»; anzi «quella del confessionale è una “lunga scuola”, che dura tutta la vita».

Ecco allora i tre aspetti analizzati da Papa Francesco: anzitutto il confessore è chiamato a essere «un vero amico di Gesù». E ciò «significa coltivare la preghiera». Si richiede dunque «un ministero della Riconciliazione “fasciato di preghiera”» come «riflesso credibile della misericordia di Dio». Con un’ulteriore avvertenza: «un confessore che prega sa bene di essere lui stesso il primo peccatore e il primo perdonato. Non si può perdonare nel Sacramento senza la consapevolezza di essere stato perdonato prima».

In seconda battuta il buon confessore dev’essere «un uomo dello Spirito, del discernimento». E in proposito il Pontefice ha accennato anche al ministero degli esorcisti, che però, ha raccomandato, «devono essere scelti con molta cura e prudenza». Da ultimo il Papa ha sottolineato come non ci sia «evangelizzazione più autentica che l’incontro con il Dio della misericordia». Ecco perché «il confessionale è luogo di evangelizzazione e quindi di formazione». E in proposito ha raccomandato ai confessori di recarsi quotidianamente nelle «periferie del male e del peccato».

Infine, il Papa ha concluso con un’improvvisazione, incoraggiando a confidare in Maria, che secondo l’insegnamento di sant’Alfonso entra nella vita delle persone e sistema le cose. E ha anche accennato a una tradizione del Sud d’Italia, riguardante la «Madonna dei mandarini», venerata dai ladri perché secondo la devozione popolare li aiuterebbe a entrare di nascosto in paradiso facendoli passare dalla finestra.

Il discorso del Papa 

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