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Per il Brasile è tempo di grandi sfide

· I vescovi su lotta alla fame, elezioni, questione agraria e mondiali di calcio ·

Di fame non si muore per caso. La grave mancanza di cibo che affligge intere regioni del pianeta, gettando un’ombra di morte e miseria su circa un miliardo di persone, ha anche precise responsabilità economiche e politiche. Ne sono convinti i vescovi brasiliani che nel corso della loro assemblea plenaria, svoltasi ad Aparecida dal 30 aprile al 9 maggio scorsi, hanno con convinzione rinnovato il loro appoggio alla campagna contro la fame lanciata della Caritas internazionalis. Un’iniziativa avviata già nel dicembre scorso e sintetizzata nello slogan «Una famiglia umana, pane e giustizia per tutti».

Incontrando i giornalisti, il vescovo di Santarém, Flavio Giovenale, presidente di Caritas Brasile, ha sottolineato come la comunità internazionale sia ancora molto lontana dal debellare la fame, che, come è noto, è il primo degli obiettivi del millennio posti dalle Nazioni Unite. «I governi di numerosi Paesi non hanno ancora iniziato il lavoro per eliminare la fame», ha detto il presule, che ha ribadito come l’obiettivo della campagna sia quello di sensibilizzare le istituzioni statali e l’opinione pubblica su un raggiungimento di un obiettivo così importante. Secondo il presule, la fame non accade per caso. E ciò giustifica ancora di più i due filoni della campagna. Il primo cerca di aiutare concretamente le persone che soffrono per la malnutrizione. Il secondo ha lo scopo di evitare gli sprechi.

La plenaria dell’episcopato brasiliano, dedicata principalmente al tema dell’impulso missionario sintetizzato nel titolo «Comunità delle comunità: una nuova parrocchia», ha riservato dunque notevole spazio alle questioni di ordine sociale. Tra queste anche il messaggio intitolato «Pensando al Brasile: sfide dinanzi alle elezioni del 2014». 

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