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Il Brasile cerca di fermare la corsa dell’inflazione

· La Banca centrale alza i tassi ·

L’incubo inflazione colpisce ancora. E questa volta è il Brasile a correre ai ripari. Il Comitato di politica monetaria della Banca Centrale del Paese sudamericano (Copom) ha alzato i tassi di interesse di 1/4 di punto portandoli al dodici per cento. La decisione riflette la necessità di controllare il costo del denaro e di ricondurlo entro il limite del 4,5 per cento nel 2012, al momento gli economisti prevedono inflazione al 6,30 quest’anno e al cinque per cento il prossimo. La decisione del Copom è stata presa a maggioranza: cinque voti a favore e due contrari, l’impostazione di politica monetaria è «neutrale».

Il surriscaldamento dell'economia brasiliana è denunciato anche dal mercato del lavoro. A marzo la disoccupazione è cresciuta meno del previsto, fermandosi al 6,5 per cento dal 6,4 di febbraio (ma il dato destagionalizzato è sceso ancora). Un tasso molto contenuto per il Brasile, il minimo dal 2002, tanto che il ministro delle Finanze, Guido Mantega, ha affermato che il Paese si trova ormai in una situazione di piena occupazione, con settori che stentano a trovare addetti. La stretta monetaria — dicono gli analisti — potrebbe avere effetti collaterali seri per un Paese che si ritrova con i tassi più alti tra le maggiori economie mondiali e che continua ad attirare forti flussi di capitali: negli ultimi 12 mesi, il Brasile ha importato 36,2 miliardi di dollari netti.

L’incubo inflazione è la spina nel fianco non solo di molte economie del blocco Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), ma anche dell’Europa. Il presidente della Bundesbank, Axel Weber, ha detto che il costo del denaro tedesco potrebbe superare il tre per cento nel 2011. Quanto al primo trimestre di quest’anno, la Banca centrale tedesca si aspetta una crescita compresa tra lo 0,8 e l’un per cento, più del doppio di quanto previsto in precedenza. Nell’Eurozona il dato è aumentato del 2,7. Prezzi in rialzo anche in Italia, dove si registra un incremento del 2,8. Tendenza simile negli Stati Uniti: qui l’inflazione è balzata al 2,7 per cento dal 2,1 di febbraio. Washington ha inoltre diffuso i dati sulle retribuzioni nel settore privato, che sono calate dello 0,5 per cento rispetto a febbraio. In India, l’inflazione è salita ancora in marzo, all’8,98 per cento.

A preoccupare Brasilia non è soltanto l’inflazione: la situazione della povertà sta peggiorando, soprattutto tra le nuove generazioni. Secondo un recente rapporto dell'Unicef, il 38 per cento dei 21 milioni di brasiliani di età compresa tra i 12 e i 18 anni vive in condizioni di miseria e necessita di politiche pubbliche specifiche. Nel nuovo «Quaderno Brasile» del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, si denuncia la particolare vulnerabilità della fascia più giovane della popolazione a causa di problemi come la violenza e l’esclusione sociale. Particolarmente difficili restano le condizioni di vita nella regione amazzonica dove almeno due milioni di brasiliani tra i 15 e i 17 anni necessitano di interventi concreti e servizi specifici. «È essenziale che il Brasile accolga le istanze specifiche dell’adolescenza» si legge nel documento dell'Unicef.

Sul fronte commerciale, intanto, l’Unione europea dovrebbe esaminare a breve l'analisi dell’impatto sui negoziati tra l’Ue e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Lo ha confermato ieri la Commissione europea, secondo cui l’analisi sarà sottoposta all’esame di un gruppo di esperti, e gli Stati membri saranno tenuti informati di tutte le offerte fatte al Mercosur.

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