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Il bisogno dell'Altro

· All’udienza generale il Papa continua la riflessione sulla preghiera e il senso religioso ·

La preghiera è il luogo per eccellenza della gratuità, «della tensione verso l’Invisibile, l’Inatteso e l’Ineffabile». Per questo motivo l’esperienza del pregare è per tutti «una sfida, una “grazia” da invocare, un dono di Colui al quale ci rivolgiamo». Lo ha detto il Papa questa mattina, mercoledì 11 maggio, durante l’udienza generale in piazza San Pietro.

Proseguendo il ciclo di catechesi su questo tema — inaugurato mercoledì scorso — Benedetto XVI ha ricordato che viviamo in un’epoca in cui sono evidenti i segni del secolarismo. «Dio — ha detto — sembra sparito dall’orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti». Tuttavia il Papa ha messo in evidenza anche i «molti segni che ci indicano un risveglio del senso religioso, una riscoperta dell’importanza di Dio per la vita dell’uomo». Che — ha detto ribadendo un concetto già enunciato sette giorni fa — è per sua natura «religioso». Egli, infatti, «porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto». E «sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare».

Questa attrazione «verso l’Altro e verso l’Oltre» costituisce «l’anima della preghiera», che acquista poi diverse forme e modalità in ogni religione e cultura. Prima che in «una serie di pratiche e formule», dunque, essa consiste in «un atteggiamento interiore» che «ha il suo centro e affonda le sue radici nel profondo della persona». La quale «sperimenta di essere creatura bisognosa di aiuto» e orienta perciò «la propria anima a quel Mistero da cui si attende il compimento dei desideri più profondi».

«In questo guardare a un Altro, in questo dirigersi “oltre” — ha ribadito Benedetto XVI — sta l’essenza della preghiera». E solo «nel Dio che si rivela trova pieno compimento il cercare dell’uomo».

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14 ottobre 2019

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