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Il bestiario di Paul Klee

· ​In mostra al museo di Berna a lui intitolato ·

Cani, gatti, ma anche pesci, uccelli, mammiferi, non ultimi donne e uomini. È una mostra evento Animality, in corso presso il Zentrum Paul Klee, il museo con sede a Berna impegnato nella promozione e conoscenza dell’opera del pittore svizzero, di cui quest’anno si celebra il centoquarantesimo anniversario della nascita. Per la prima volta, infatti, al centro di un’esposizione dedicata a Klee vi è il complesso legame tra il mondo animale e il mondo umano, un rapporto che nelle opere dell’artista elvetico è a volte complice e a volte conflittuale, tanto che l’iniziativa si pone come obiettivo quello di svelare, attraverso le opere, da una parte il lato umano degli animali e dall’altra il lato animale degli umani

Paul Klee, «Gatto e uccello» (1928)

Curata da Fabienne Eggelhöfer e da Myriam Dossegger, la mostra (fino al 17 marzo) si snoda attraverso oltre cinquanta tra tele, acquarelli, disegni a matita o con pasta colorata su cartone e più di 250 fotografie, che guidano il visitatore nel lungo lavoro di ricerca di Klee, da sempre interessato a tutti gli animali, sia domestici sia selvatici, sebbene alcuni abbiano rivestito un ruolo speciale.
Tra quelli prediletti di Klee spiccano i gatti. Comunemente i felini sono legati al mondo dell’arte, della letteratura e della filosofia per la loro capacità unica di essere presenti senza essere scovati nei movimenti, conciliando così la concentrazione necessaria per lo studio. L’amore per i suoi gatti, in particolare Fritzi e Bimbo, è testimoniato dalle lettere, come svelato dal percorso espositivo, che Klee si scambiava con la moglie Lily, parlando di «impronte e baci da nasi freddo-umidi». Fritzi è stato il primo gatto di Klee e protagonista di ben oltre venti sue opere, mentre Bimbo il secondo.
Nella mostra emerge anche il rapporto che il pittore originario di Münchenbuchsee (sobborgo di Berna) aveva con pesci e uccelli, considerati esseri speciali poiché capaci di arrivare e vivere laddove è impossibile per il genere umano, cioè mari e cieli.
Tra le opere più enigmatiche che è possibile ammirare spiccano quelle che raffigurano persone e animali insieme. È il caso del sensuale Der torso und die seinen (bei vollmond), che può essere tradotto con “Il dorso e la sua famiglia (alla luna piena)”, del 1939, dove spicca la silhouette di una donna svestita, di spalle, con tre animali che sembrano essere cani, in particolare uno appare ululare alla luna piena. È invece una visione inquietante quella di Tiere auf der menschenhaut, “Animali sulla pelle umana”, del 1924, dove un essere umano, calvo, all’apparenza morto, è sormontato, come se fosse un tappeto, da quelli che si deduce siano un gatto e un cane.
Anche gli animali selvatici hanno suscitato interesse in Klee, stimolando la sua creatività. Del 1938 è Tiere begegnen sich, “Incontro di animali”: l’opera sembra ispirata alla savana africana, come suggerisce la predominanza del color ocra. Mancano contorni precisi, ma spiccano quelle che appaiono code e proboscidi.
Nell’artista la prospettiva poi inevitabilmente si ribalta, giungendo a lavori con esseri umani dalle fattezze animalesche. Il miglior esempio è forse Hungrigem Mädchen, “Ragazza Affamata”, sempre del 1939, caratterizzato dai colori accesi del verde, dell’azzurro e del rosso, in cui è veramente difficile distinguere le sembianze femminili della protagonista dell’opera.
Il bilancio finale è più che positivo e alla mostra va il merito di aver raccontato e approfondito l’importanza degli animali per Paul Klee, quale fonte di ispirazione creativa e metro di comparazione con la realtà, con il pittore che vi ha fatto ricorso persino nelle sue opere più fiabesche. Nel suo rapporto con loro, anche con creature mitologiche quali la sfinge o le sirene, l’artista si interrogava su quale fosse il compito dell’umanità, sicuramente il genere in natura con il maggior numero di enigmi.

di Simona Verrazzo

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20 agosto 2019

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