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Il bene vince il male se si resta fedeli alla verità

· Domenica a Varsavia la beatificazione di Jerzy Popieluszko ·

Domenica mattina, 6 giugno, viene beatificato in piazza Pilsudski, a Varsavia, il servo di Dio Jerzy Popieluszko, sacerdote e martire per la fede. La sua vita, semplice e lineare, è stata un cammino verso la testimonianza piena e matura della fede in Cristo, di cui era sacerdote. In risposta a chi lo invitava a tener conto delle minacce ricevute, diceva: «Non posso abbandonare questa gente».

Jerzy nacque a Okopy, in Polonia, il 14 settembre 1947 in una famiglia contadina profondamente cristiana. Nel 1965 entrò nel seminario maggiore della capitale polacca e il 28 maggio 1972 venne ordinato sacerdote dal cardinale Stefan Wyszy{l-nacute}ski. Dopo aver svolto il ministero in diverse parrocchie dell'arcidiocesi, nel 1980 giunse in quella dedicata a san Stanislao Kostka, dove si impegnò per l'evangelizzazione del mondo operaio, fortemente ateizzato dalla propaganda comunista. Nell'agosto 1980 fu mandato dal suo vescovo, il cardinale Wyszy{l-nacute}ski, nelle acciaierie di Varsavia durante la reazione pacifica dei lavoratori contro il regime dominante. Una presenza di carattere pastorale e mai politica. Del resto lo stesso sindacato di Solidarno{l-sacute}{l-cacute}, di cui fu cappellano, nasceva su fondamenti chiaramente cristiani. Dal 1982 cominciò anche a celebrare la messa mensile per la Patria a cui iniziarono ad accorrere fedeli anche da zone lontane, attratti dalle sue parole che coniugavano la verità del Vangelo con i problemi sociali. In esse dominava l'idea di fedeltà alla verità, alla coscienza e al sacrificio di se stessi per amore. Il regime comunista reagì prima diffamandolo e accusandolo di essere un sovversivo e poi minacciandolo, fino alla sera del 19 ottobre 1984, quando — mentre tornava da un rosario meditato seguito dalla messa nella parrocchia dei Santi Martiri Polacchi a Bydgoszcz — venne fermato da tre ufficiali del ministero degli Interni, barbaramente picchiato e ucciso.

Sebbene gli inizi del ministero omiletico di Popieluszko non furono molto promettenti, con il tempo egli acquistò sicurezza, divenendo capace di toccare argomenti come l'importanza della corresponsabilità e della solidarietà, della cultura cristiana, della dignità e del valore del lavoro. Con coraggio e prudenza parlava delle contraddizioni della forma di governo di allora e denunciava la mancanza di libertà. Nel rosario meditato del 19 ottobre 1984, considerato il suo testamento spirituale, diceva: «Dobbiamo imparare a distinguere la menzogna dalla verità. Ciò non è facile nei tempi in cui viviamo, nei quali un poeta contemporaneo ha detto: mai così ferocemente erano state frustate le nostre schiene con la sferza della menzogna e dell'ipocrisia (...) il dovere cristiano è di attenersi alla verità anche se essa dovesse costare molto. Poiché per la verità si paga. Soltanto la pula non costa niente. Per il grano di frumento della verità bisogna talvolta pagare». E aggiungeva: «Il cristiano deve ricordare che bisogna temere soltanto di tradire Cristo per un paio di monete d'argento di vana tranquillità. Al cristiano non può bastare solo la condanna del male, della menzogna, della viltà, della violenza, dell'odio, dell'oppressione, ma egli stesso deve essere autentico testimone, portavoce e difensore della giustizia, del bene, della verità, della libertà e dell'amore. Deve rivendicare questi valori».

Da qui nascevano anche il suo senso della giustizia e la sua lotta per essa, che assegna a ogni persona i legittimi diritti per cui bisogna lottare con determinazione: nel lavoro, per la libertà di coscienza, per il pluralismo che rispetta il cammino di ogni persona alla ricerca della verità, per l'educazione dei bambini; soprattutto per la giustizia, che deve agire nello splendore dell'amore, altrimenti affoga nelle inutili discussioni e finisce per sopraffare. Ma il culmine della riflessione di padre Jerzy è sul tema della solidarietà: lo affascinava ma anche lo inquietava perché essa si presta facilmente alla manipolazione. Sottolineava che essa nasce nell'esperienza dell'unità di tutte le persone e raccoglie in sé i germi della speranza, che trovano la loro radice in Dio. Lui dà la forza per superare la paura, l'odio, tutto ciò che Dio permette per ognuno. Diceva: «Solidarno{l-sacute}{l-cacute} ha così velocemente stupito il mondo perché non ha lottato con la violenza bensì in ginocchio, con il rosario in mano. Davanti agli altari da campo ha rivendicato la dignità del lavoro umano, la dignità e il rispetto per l'uomo. Ha rivendicato questi valori assai più del pane quotidiano»

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