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​Per il bene di tutti

Da tempo un testo papale non suscitava tanta attesa come quello che ora è il frutto maturo del cammino intrapreso sulla famiglia già dal primo anno del pontificato di Francesco. E il lunghissimo documento non delude le attese, per ampiezza, coralità, linguaggio: tutti elementi che concorrono alla sua novità di fondo, nella vitale continuità della tradizione cristiana, su un tema che interessa non soltanto i cattolici. Ed è poi la prima volta che a essere raccolte in un unico testo sono le linee, espresse a larghissima maggioranza, di due assemblee sinodali, a loro volta preparate con ampie consultazioni e poi succedutesi nel corso di un anno.

Il chirografo indirizzato da Papa Francesco ai vescovi  per accompagnare il testo dell’esortazione apostolica «Amoris laetitia»

Quale sia lo scopo dell’esortazione sulla «gioia dell’amore» è sottolineato dallo stesso Pontefice nel brevissimo chirografo, interamente di suo pugno, che la accompagna e dove si legge che il testo è «per il bene di tutte le famiglie e di tutte le persone, giovani e anziane». La circostanza è inusuale e conferma una volta di più quanto a Francesco, Papa missionario, stia a cuore la realtà umana delle famiglie. Un dato di fatto multiforme, questo, di fronte al quale proprio «a partire dalle riflessioni sinodali non rimane uno stereotipo della famiglia ideale», bensì un vero e proprio «mosaico», formato appunto «da tante realtà diverse» sottolinea con lucidità l’esortazione.

Di questa situazione variegata tiene conto il documento sinodale, testo corale che esprime con grande equilibrio un cammino comune, secondo un metodo antico quasi come la Chiesa stessa. E almeno altrettanto antichi sono i principi che ispirano il testo e risalgono a radici ancor più antiche che s’intravvedono tra le linee di un testo piano e scorrevole: la condiscendenza (synkatàbasis) divina descritta dai Padri della Chiesa per esprimere l’attenzione di Dio e il suo abbraccio nei confronti della condizione umana, sempre imperfetta, fino alla sollecitudine e alle parabole di Gesù, il Signore che la liturgia chiama «amico degli uomini», e al principio dei «semi del Logos» che bisogna sforzarsi di riconoscere presenti in ogni realtà umana.

L’esortazione è lunghissima e si svolge con larghezza toccando diversi punti: da una visione della Scrittura alla situazione attuale delle famiglie, il testo espone l’insegnamento della Chiesa e la sua traduzione nella vita quotidiana dei fedeli, soffermandosi sull’educazione dei figli, invitando «alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone» e tracciando infine un abbozzo di spiritualità per le famiglie. Per l’estensione e la ricchezza del testo, a tratti suggestivo e felice anche nel ricorrere a fonti non abituali nei documenti pontifici, lo stesso Papa sconsiglia una «lettura generale affrettata» e ne suggerisce piuttosto un approfondimento paziente.

Come per i due precedenti grandi testi del pontificato (Evangelii gaudium e Laudato si’) si può già ora prevedere che Amoris laetitia susciterà interesse e discussioni vivaci, non soltanto nella Chiesa, in particolare sugli aspetti cruciali dell’integrazione e della vicinanza ai fedeli in situazioni difficili. Questo interesse è un buon segno, come una buona notizia è senza dubbio la novità espressa dall’esortazione, in coerenza con la grande tradizione cristiana e con il suo rinnovamento voluto mezzo secolo fa dal concilio.

g.m.v.

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21 settembre 2019

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