Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Per il bene degli europei

· Il cardinale segretario di Stato al dialogo promosso dalla Comece sul futuro del continente ·

Il cardinale segretario di Stato ha aperto nel pomeriggio di venerdì 27 ottobre, nell’Aula nuova del Sinodo, il dialogo promosso dalla Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) in collaborazione con la Segreteria di Stato, sul tema «(Re)Thinking Europe. Un contributo cristiano al futuro del progetto europeo», in corso in Vaticano fino a domenica 29.

Dopo aver dato il benvenuto ai presenti, ringraziando in particolare i rappresentanti della Commissione e del Parlamento europei, i quali in base all’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea «nei rispettivi ambiti sono gli interlocutori privilegiati per gli episcopati europei del “dialogo aperto, trasparente e regolare” che quest’ultima mantiene con le Chiese», il porporato ha pronunciato l’intervento che pubblichiamo di seguito.

Fin dall’inizio del suo Pontificato, Papa Francesco ha mostrato grande attenzione per le sorti dell’Europa, percependone la ricchezza storica e culturale, come pure le potenzialità e le difficoltà in un mondo globalizzato e in continuo e repentino mutamento. Nel corso di questi anni, possiamo dire che è nato un dialogo costante fra il Santo Padre e l’Europa, che è stato contraddistinto da diverse tappe, a partire dalle memorabili visite di Strasburgo, al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, fino a giungere all’Udienza concessa ai capi di stato e di governo dell’Unione europea, il 24 marzo scorso, e all’incontro che si terrà domani pomeriggio.

L’esito del referendum britannico dell’anno passato e le spinte disgregatrici che attraversano il continente hanno indotto il Santo Padre a considerare l’urgenza di favorire una riflessione ancora più ampia e attenta sull’Europa intera e sulla direzione che essa — anche al di là dei confini dell’Unione Europea — intende intraprendere. La Santa Sede, che ha guardato fin dal principio con interesse e rispetto il progetto di integrazione europea, ha ritenuto opportuno associarsi all’iniziativa promossa dalla Comece, prendendo parte a questo dialogo fra le comunità ecclesiali e i membri della società civile. Essa vi partecipa in spirito di servizio all’Europa, perché non è indifferente alle sue problematiche e al suo destino ed è sempre desiderosa di offrire il proprio contributo per il bene dei popoli del continente.

Nella terza parte dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, intitolata: Il bene comune e la pace sociale (217-237), Papa Francesco enuncia quattro principi «che orientano specificamente lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune» (ibid., 221). Essi ben si applicano a questo momento di dialogo, che deve mirare soprattutto ad identificare gli interrogativi fondamentali che l’Europa deve porsi per affrontare le sfide dell’avvenire.

In questa prospettiva il nostro congregarsi deve tener presente che il tempo è superiore allo spazio. Ci ritroviamo oggi per dare vita a un processo piuttosto «che [...] ottenere risultati immediati che producano una rendita politica facile, rapida ed effimera, ma che non costruiscono la pienezza umana» (ibid., 224). Siamo qui con la convinzione che l’unità prevale sul conflitto. Ce ne hanno dato una dimostrazione eloquente proprio i Padri fondatori del progetto europeo, allorché compresero che mettere in comune le risorse e lavorare insieme era il vero rimedio all’insorgere di nuovi sanguinosi conflitti come quelli che avevano lacerato la prima metà del XX secolo. Nelle nostre conversazioni non vogliamo dimenticare che la realtà è superiore all’idea, poiché «l’idea staccata dalla realtà origina idealismi e nominalismi inefficaci, che al massimo classificano o definiscono, ma non coinvolgono. Ciò che coinvolge è la realtà illuminata dal ragionamento» (ibid., 232). Occorre perciò che non perdiamo mai di vista la realtà, che è fatta anzitutto dei volti concreti delle donne e degli uomini che abitano il nostro continente, ciascuno con le sue potenzialità e le sue sofferenze, poiché è fin troppo evidente il diffuso malessere che serpeggia nel nostro tempo dinanzi a modelli astratti calati dall’alto. Infine, non dimentichiamo che il tutto è superiore alla parte «ed è anche più della loro semplice somma» (ibid., 235). L’integrazione che è andata via via costituendosi è qualcosa di più grande della semplice sommatoria di lingue e di culture. In questo senso, ritengo che sia di vitale importanza trattenere un’affermazione centrale del pensiero del Papa sull’Europa: «I Padri fondatori ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e procedure da seguire. Essa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile» (Discorso ai capi di stato e di governo dell’Unione europea, 24 marzo 2017).

Ho richiamato questi quattro principi cari a Papa Francesco, ritenendo utile offrire un’indicazione di metodo per il lavoro di questi giorni. Il nostro dialogo perderebbe infatti pregnanza se non partisse dal vissuto quotidiano delle persone e se non puntasse ad avere uno sguardo lungimirante sul futuro, in grado di indicare un percorso prospettico, più che di identificare soluzioni immediate a problemi contingenti. D’altra parte è proprio questa la prospettiva dei tre dibattiti che seguiranno nel pomeriggio e che prendono spunto dal discorso che il Santo Padre ha pronunciato in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno. In quell’occasione il Papa invitava ad accettare «la sfida di “aggiornare” l’idea di Europa. Un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare» (6 maggio 2016).

Nell’approccio alla discussione può essere opportuno tenere presente alcuni interrogativi che emergono nei discorsi del Papa e che sintetizzano le sue preoccupazioni nell’attuale contesto, a partire dalle varie crisi che attraversano l’Europa: da quella economica che ha contraddistinto l’ultimo decennio, fino alla drammatica questione migratoria; dai conflitti che lacerano non solo la Regione del Mediterraneo ma che coinvolgono anche parti del continente, all’avanzare dei populismi e al ritorno dei nazionalismi; dalla disoccupazione e dal disagio giovanile ai problemi ambientali.

Nel porsi dinanzi a queste sfide, l’Europa ha dato «un’impressione generale di stanchezza e di invecchiamento» (Francesco, Discorso al Parlamento europeo, Strasburgo, 25 novembre 2014). «Qual è allora l’ermeneutica, la chiave interpretativa con la quale possiamo leggere le difficoltà del presente e trovare risposte per il futuro?» (Discorso ai capi di stato e di governo dell’Unione europea, cit.). Come recuperare la memoria per ridare speranza al futuro? (cfr. ibid.). E qual è la «speranza per l’Europa di oggi e di domani?» (ibid.).

Al cuore di questi interrogativi vi è il tema di come recuperare l’idea di un’Europa che riporti al centro la persona, con il suo fermento di fraternità e la sua volontà di verità e di giustizia (Cfr. ibid. e A. De Gasperi, La nostra patria Europa. Discorso alla Conferenza Parlamentare europea, 21 aprile 1954). Ciò pone pure una questione generale sulla dignità dell’uomo, per la quale Papa Francesco propone altre domande. «Quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, che non ha il lavoro che lo unge di dignità?» (Discorso al Parlamento europeo, cit.).

Particolarmente vivi nel cuore del Papa sono il problema del lavoro e il tema dei giovani e delle prospettive per il loro avvenire. «Come evitare di perdere i nostri giovani, che finiscono per andarsene altrove in cerca di ideali e senso di appartenenza perché [...] non sappiamo offrire loro opportunità e valori?» (Discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, cit.). A sua volta tale interrogativo apre ad altre domande fondamentali che Papa Francesco pone in modo molto diretto: «Quale cultura propone l’Europa oggi?» (Discorso ai capi di stato e di governo dell’Unione europea, cit.). Dov’è quella tensione ideale che ha animato e reso grande la sua storia? Dov’è il suo spirito di intraprendenza curiosa e la sete di verità, che aveva comunicato al mondo con passione? (Discorso al Consiglio d’Europa, Strasburgo, 25 novembre 2014).

Non mi dilungherò oltre su questi interrogativi, poiché sarà l’Onorevole Pat Cox a definire propriamente il tema del nostro dialogo al termine di questa cerimonia d’apertura. Desideravo tuttavia proporre degli stimoli per una discussione che auspico vivace e profonda nello stesso tempo. D’altronde, ognuno in quest’aula è chiamato a fare la sua parte, secondo le responsabilità che gli sono proprie, per edificare il bene comune, e favorire la pace e la concordia. Il progetto europeo è indubbiamente un’opera umana. E come tale ha i suoi limiti ed è perfettibile. Proprio per questo merita la nostra attenzione e considerazione. Come cristiani desideriamo dare il nostro contributo, animati e sostenuti dalla fede: spinti dal desiderio di ricercare la città di Dio, non vogliamo dimenticare l’importanza di costruire e consolidare la comunità degli uomini (Concilio ecumenico Vaticano II, Costituzione Pastorale «Gaudium et spes» sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 42).

di Pietro Parolin

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE