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Miracoli senza limiti

· Una santa estrema nel rapporto artistico e intellettuale tra Yves Klein e Dino Buzzati ·

È in corso fino all’8 giugno al Palazzo Crepadona di Belluno la mostra di Luigi Manciocco «Relazioni possibili», curata da Angela Madesani.

Un’illustrazione  da «I miracoli di Val Morel» di Dino Buzzati

L’esposizione è incentrata sul tema del misticismo sacro, in particolare nel rapporto artistico e intellettuale tra Yves Klein e Dino Buzzati, con particolare riguardo a santa Rita da Cascia e all’influenza di questa figura sull’opera dell’artista francese e dello scrittore bellunese. In un intervento sul catalogo Patrizia Dalla Rosa sottolinea che nel racconto di Dino Buzzati Dove fui giovane stregone, del 1939, il giornalista narratore riconosce in Africa, in un incontaminato paesaggio dei primordi, e come tale in grado di ridestare sue indelebili visioni d’infanzia, il luogo in cui, bambino, stava per subire il supplizio di uomini selvaggi, quando alle sue urla accorsero amici lupi a liberarlo. «Oggi potrei emettere tutte le urla immaginabili e non succederebbe niente», si legge nel pezzo africano di Buzzati. Le urla dell’adulto rimarrebbero non solamente inascoltate, ma inudibili, vuote come sono di quella fede, di quella candida adesione, di quell’abbandonica arresa al non visibile che connotano il bambino. L’uomo-bambino, infatti, o il poeta, sanno di essere immersi nel mistero (etimo: «chiudersi, esser chiuso»), e perciò chiudono occhi e bocca intuendo di essere in presenza di qualcosa di più grande.

Quando il bambino Buzzati s’inoltrava nel mondo naturale del greto e dei fondali del Piave e le savane dell’infanzia, lo immagino anelare, come un riparo, a qualcosa di permanente, a un pre-esistente eterno di cui sentiva nostalgia, che lui intuiva forse nella percezione di un’appartenenza a uno stesso mondo minerale: l’attinenza del corpo con l’acqua, ma perfino con le stesse montagne, anch’esse, in fondo, generate da misteriose energie, spinte alla superficie del mondo a nascere con fatica, piegate in corrugamenti che parlano di sforzo di consolidamento e tentativo di permanere. Fisicità, dunque, perché nel mistero si è immersi. E la fede non è in un “al di là”, ma in questo fisico essere immersi nel mistero per tramite di una natura che il sentire aurorale dell’infanzia abbaglia di infinito.

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22 settembre 2019

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