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Voto decisivo

· Il ballottaggio presidenziale in Francia ·

In vista del secondo turno delle elezioni presidenziali in Francia, con la sfida tra Emmanuel Macron, leader diEn Marche!, e Marine Le Pen, candidata del Front National, all’estrema destra, i rappresentanti delle varie componenti della società si sono espressi sempre più numerosi per rispondere agli interrogativi degli elettori in questa situazione inedita con due finalisti che non appartengono al sistema politico tradizionale. Lo hanno fatto con toni diversi, che vanno dal chiaro appello personale a scegliere il candidato Macron a un richiamo più globale dei valori fondamentali sui quali un cittadino deve basare la sua scelta, o ancora un invito a non votare a favore di Marine Le Pen, senza specificare se ciò significhi astensione, voto bianco o preferenza alla scheda che porta il nome del leader del centrosinistra.

In un lungo testo pubblicato il 3 maggio, il presidente della Conferenza dei vescovi di Francia, monsignor Georges Pontier, ha riaffermato che «il ruolo della Chiesa consiste più che mai nell’indicare a ogni elettore gli elementi che la fede ci invita a considerare e non a prendere posizione a favore di un candidato». In questi ultimi giorni, numerosi vescovi francesi si sono espressi, a titolo personale, alcuni scegliendo di annunciare che non avrebbero votato a favore della candidata del Front National, altri invitando i cittadini a riflettere con discernimento prima di mettere la scheda nell’urna.
Una parola comune c’è stata, però: no all’astensionismo. «Quando l’astensione diventa il primo partito di Francia, la democrazia è malata perché la porta rimane aperta a tutte le vicissitudini, comprese le più estreme», nota il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux. Un parere condiviso dai responsabili dei tre culti statutari — cattolico, protestante e israelita — in Alsazia, regione dove vige ancora il regime concordatario. «Abbiamo il dovere di votare; astenendoci, lasciamo gli altri decidere al posto nostro e corriamo il rischio di rimpiangerlo», affermano insieme Luc Ravel, arcivescovo di Strasburgo, Christian Albeker, presidente del Consiglio dell’Unione delle Chiese protestanti di Alsazia e di Lorena, e René Gutman, gran rabbino di Strasburgo.
L’unione tra diverse fedi in questo periodo di grande incertezza si è espressa anche sulle sponde del Rodano, a Lione, dove cattolici, ortodossi e protestanti hanno pubblicato, il 4 maggio, una dichiarazione congiunta dove manifestano la loro preoccupazione per «la presenza al secondo turno di un partito che, storicamente, è sempre stato fautore di un discorso nazionalista pericoloso la cui attuazione sarebbe disastrosa». «Oggi, vogliamo ribadire che saremo sempre impegnati per arginare le discriminazioni, le disuguaglianze, la violenza, la xenofobia e tutte le parole di odio che fratturano la nostra società» affermano i responsabili cristiani, tra cui l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin.
Una preoccupazione espressa anche a livello nazionale. Il pastore François Clavairoly, presidente della Federazione protestante di Francia, Anouar Kbibech, presidente del Consiglio francese del culto musulmano, e Haïm Korsia, gran rabbino di Francia, hanno firmato a loro volta una dichiarazione congiunta che contiene un appello esplicito a votare per il giovane candidato di 39 anni. «Adesso non è sufficiente sbarrare il passo al Front National — affermano i dirigenti — bisogna affermare con una sola voce i fondamenti umanisti che ci animano e per i quali operiamo quotidianamente. Creare dei legami, delle occasioni di scambio, venire in aiuto ai più fragili, questo è il cuore della nostra missione, che desideriamo poter continuare a svolgere nel nostro paese con serenità».

Il candidato di En Marche! può anche vantare un largo sostegno sulla scacchiera politica. Oltre al presidente uscente François Hollande, il socialista Benoît Hamon e François Fillon, candidato dei Républicains al centrodestra, entrambi battuti al primo turno, hanno esplicitamente chiamato a votare a favore di Macron. Basterà questo appoggio? All’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, che aveva ottenuto un quinto dei suffragi al primo turno, ha qualificato il voto a favore di Le Pen come «un errore terribile» ma non si è espresso per il voto di domenica, lasciando ai suoi sostenitori libertà di scelta tra il voto bianco e il candidato Macron, al quale ha chiesto d’altronde di ritirare il suo progetto di riforma del codice del lavoro. Dal canto suo, Marine Le Pen, ha ottenuto l’appoggio di Nicolas Dupont-Aignan, presidente del partito delle destra sovranista Debout la France, che aveva ottenuto quasi il cinque per cento dei voti al primo turno, e futuro primo ministro in caso di vittoria.

da Parigi Charles de Pechpeyrou

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18 ottobre 2018

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