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Il 3 maggio di cinquant’anni fa
il millenario del battesimo della Polonia

«In modo speciale salutiamo e benediciamo la nostra amatissima Polonia sempre fedele, Polonia semper fidelis, dove anni fa abbiamo soggiornato e che sarà sempre vicina al nostro cuore». Era il 30 giugno 1963 quando, alla fine dell’omelia per il rito dell’incoronazione, Paolo vi lesse in polacco queste semplici parole. Il ricordo del nuovo Pontefice andava al breve periodo, tra il giugno e l’inizio d’ottobre del 1923, quando ventiseienne fu addetto alla nunziatura apostolica di Varsavia. Nel 1966 Montini avrebbe voluto tornarvi da Papa per celebrare il millennio del battesimo della nazione: fu presente all’inizio delle manifestazioni romane il 13 gennaio e celebrò il 3 maggio, giorno dell’anniversario, nelle grotte vaticane. Soprattutto tentò di compiere un viaggio nel Paese, dapprima a maggio e poi a Natale, ma l’opposizione del regime comunista rese impossibile il progetto.

Chi siete voi, che assistete a questa sacra celebrazione, e che riempite d’insoliti canti questa basilica? Oh! Noi lo sappiamo; e 

Il cardinale Stefan Wyszyński e l’arcivescovo Karol Wojtyła a Częstochowa il 3 maggio 1966

non possiamo annunciarvi la parola evangelica di questa domenica, né offrire a Dio il sacrificio della Messa, che abbiamo incominciato, senza prima salutarvi e senza prima stabilire con voi quella unità spirituale, che deve preparare la presenza sacramentale di Cristo fra noi – diceva Paolo VI nell'omelia pronunciata il 15 maggio del 1966 nella Basilica di San Pietro - La comunione dei nostri animi deve precedere e predisporre la nostra comunione con Lui; l’attuazione del corpo mistico di Cristo, ch’è la Chiesa, è strumento e fine dell’attuazione del Corpo reale di Cristo, che sarà tra poco con noi nel Mistero eucaristico.

Chi siete voi, noi lo sappiamo; perché a questo rito ci avete invitati, e perché a questo rito noi vi abbiamo attesi; e come un padre accoglie figli che vengono da lontano sulle soglie della casa domestica, non meno loro che sua, così siamo lietissimi di avervi oggi con noi, di aprirvi non solo le porte di questo santuario, che custodisce la tomba dell’apostolo Pietro, ma le braccia altresì, ed il cuore! Noi lo sappiamo: voi siete polacchi; veri polacchi, e perciò cattolici; pellegrini polacchi voi siete, provenienti da diverse e da lontane regioni, dispersi nel mondo, ma memori sempre della comune origine, consapevoli sempre d’una fraternità di sangue, di storia, di lingua, di religione, e sempre pronti a mettervi in cammino verso una comune meta centrale, come il vostro poeta nazionale scriveva: «La stella dei pellegrini è la fede celeste; e la bussola è l’amore della patria» (Mickiewicz). Pellegrini polacchi, siate i benvenuti! Voi non avete sbagliato strada, venendo a Roma, e cercando col nostro il vostro incontro. Come voi ora rappresentate tutto il vostro popolo, quello dimorante nel territorio nazionale e quello, tanto numeroso e tanto rinomato, emigrato in tutta la terra, così questa Roma cattolica, questa fonte della vostra fede, questo cuore dell’unità e dell’universalità della santa Chiesa, questa sede di Pietro, dove trova rifugio nei secoli chiunque cerca di costruire il mondo nella verità, nell’amore, nella giustizia, nella libertà, nella speranza, questa isola apostolica è simbolo ora della vostra patria, veramente anche per voi patria communis.

Celebrazioni del millenario a Częstochowa  (3 maggio 1966)

Noi siamo felici di accogliervi e di salutarvi, proprio nell’ora in cui il sentimento della vostra terra benedetta è in voi molto forte; e mentre il bisogno di risvegliare la coscienza di quello che siete diventa un dovere, al quale non potete mancare, la gioia di affermare tutti insieme la vostra fedeltà e la vostra fraternità vi ripaga di tanti anni di esilio e di tante molestie per arrivare a questo incontro straordinario.

Ma qual è dunque la causa del vostro pellegrinaggio e del vostro incontro? Anche questo sappiamo, ma bisogna che noi la proclamiamo codesta causa, a gloria di Dio, a vostro onore, a conforto di tutta la Chiesa, ad esempio del mondo intero. Voi celebrate un anniversario, voi computate un millennio, voi risalite una storia di dieci secoli, voi andate alla sorgente della vostra coscienza nazionale, voi esultate di collegare la vostra dignità di popolo libero e unito e la vostra missione civilizzatrice delle vostre genti e fra le genti della comunità internazionale ad un fatto religioso, ad un avvenimento trascendente la vicenda politica e l’esperienza naturale, ad un momento mistico, sì, ma come nessun altro incisivo, decisivo, definitivo della vostra esistenza, sia come uomini singoli, e sia come popolo eletto, come nazione immortale. Si tratta, tutti ben lo sappiamo, del battesimo cristiano ricevuto, appunto nel 966, da un principe discendente dei Piast, la stirpe dei capi organizzatori delle tribù slave nel territorio polacco, Mieszko, sposo della pia principessa boema e cattolica, Dąbrówka, e primo a dare alla sua corte e al suo popolo l’esempio, a quel tempo quasi determinante, della adesione al cristianesimo, e primo ad avviare il processo d’integrazione della sua nazione, in via di formazione in stato medioevale, alla Chiesa cattolica. San Pietro e la luce di Roma non furono estranei a quei primi momenti della nuova vita spirituale della nazione; la fede cristiana, la lingua e la scrittura latina, la coscienza civile del mondo occidentale inaugurarono insieme la nuova cultura del popolo polacco, che doveva poi dare con le sue istituzioni politiche, religiose, scolastiche ed artistiche ininterrotta testimonianza della sua inestinguibile vitalità morale, della sua connaturata omogeneità alla civiltà europea, e della sua inconfondibile originalità etnica, per mille anni di storia tormentata e gloriosa.

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13 dicembre 2019

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