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Il 13 novembre di dieci anni fa moriva padre Léon-Dufour

Era il 1954 quando padre Xavier Léon-Dufour scriveva le sue uniche pagine dedicate a Maria. Pubblicate una prima volta nel luglio di quell’anno sul numero 3 della rivista dei gesuiti francesi «Christus» con il titolo La Vierge-Mère, il testo – di cui oggi l'Osservatore Romano pubblica uno stralcio – è stato finalmente tradotto in italiano da padre Mario Reguzzoni, a cura di Marisa Fratus, in occasione del decennale della morte del sacerdote gesuita, avvenuta a Pau il 13 novembre 2007.

Esegeta e professore di sacra scrittura, padre Léon-Dufour ci ha lasciato una ventina di volumi. Tra questi, il diffusissimo Dizionario di Teologia Biblica (1967) di cui firmò le voci più antropologiche (come Anima, Corpo, Donna e Uomo), tradotto in quattordici lingue e destinato al vasto pubblico che vuole aprirsi «alla scoperta del senso», e I vangeli e la storia di Gesù (1967), che in una lettera Paolo vi raccomandava per i seminari; fino ai più recenti Un biblista cerca Dio («Colui la cui presenza mi si è imposta, senza che io potessi dominarla»; 2004) e Dio si lascia cercare (2006). Léon-Dufour era uno dei massimi esperti del vangelo di Giovanni, pubblicato in quattro volumi, tra il 1990 e il 1996. La sua vita (era nato a Parigi nel 1912) ha attraversato il Novecento: l’infanzia serena in una famiglia colta e agiata, l’entrata nella Compagnia di Gesù, l’incontro in Austria con il nazismo, la guerra e quindi l’esperienza della Resistenza. Per la sua conoscenza del tedesco, nel 1944 venne incaricato di confessare i prigionieri della Wehrmacht, delle Ss e i collaborazionisti: «Indurli al rimorso o al pentimento?». E ancora il concilio Vaticano ii, i viaggi per il mondo nel corso dei quali capirà «che è universale solo il vangelo dell’amore, annunciato e vissuto da Gesù di Nazaret». È il settembre del 1942 quando padre Joseph Bonsirven, professore di sacra scrittura, gli domanda di succedergli nella carica. Padre Dieuzayde, il vecchio maestro, lo sconsiglia di accettare: «Per lui gli specialisti della scrittura erano delle persone che sapevano il nome di tutte le specie di pane possibili esistenti al tempo di Gesù, ma che non sapevano dire cosa significava il pane. Mi sono sempre ricordato di questo consiglio». Se padre Xavier accetta è perché capisce che dietro quegli studi si profila la possibilità di vivere la Scrittura e di vivere nella Scrittura, di trasmettere, di comunicare, di discutere. Anche questa può essere, infatti, una via all’apostolato diretto: «Ho sempre pensato che, per poter comunicare attraverso i libri, era necessario mantenere un contatto stretto con gli uomini e le donne del mio tempo». Biblista, ma in continua ricerca di Dio e dell’uomo, padre Léon-Dufour diceva di se stesso: «Sono contemporaneamente uomo di fede e uomo di scienza. Tale alleanza pare illusoria a chiunque ignori cos’è la verità in senso biblico e non sa che l’amore è l’ultima parola di ogni cosa».

Giulia Galeotti

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