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· Igino Giordani e il rinnovamento culturale cattolico ·

Pubblichiamo quasi per intero un articolo uscito sulla rivista di studi storico-politici «Res Publica» in un numero dedicato in gran parte a Igino Giordani (1894-1980), giornalista e uomo politico, per anni collaboratore dell’Osservatore Romano.

Igino Giordani

Per Igino Giordani l’incarnazione del Verbo, che è Dio, e la redenzione dell’uomo, attraverso la croce, hanno sempre costituito la discriminante essenziale, il punto di svolta della storia e nella storia; allora è avvenuta la separazione netta tra il vecchio mondo e il nuovo mondo, tra il passato e il presente; il divino, attraverso modi e sostanza sorprendenti, entra nell’umano e lo arricchisce incomparabilmente, rinnovandolo. Il periodo immediatamente successivo all’evento Cristo — insieme, si intende, a quell’evento — attira da subito naturalmente la sua attenzione, la sua riflessione, il suo studio. Già dal 1920 si occupa dei Padri in articoli di periodici culturali. Nel 1922 incontra l’Agostino del De civitate Dei, negli stessi anni scrive un opuscolo che si intitola Giustino, preliminari di apologetica cristiana. Dalla metà degli anni Venti si dedica con maggiore intensità al campo patristico, delineando profili di autori cristiani antichi, traducendone opere, componendo quadri di insieme: San Clemente Romano (1925), San Giovanni Crisostomo (1929), Giustino (1929), La prima polemica cristiana (1930), Cipriano. L’Unità della Chiesa (1930), Tertulliano (1935) sono altrettanti titoli dei suoi scritti che considerano personaggi e aspetti dei primi secoli cristiani. Nel 1935 appare un volume — Il messaggio sociale di Gesù. Gli Evangeli — destinato negli anni successivi a essere seguito da altri con il medesimo titolo relativi a Gli apostoli (1938) e a I primi padri della Chiesa (1939). Ancora nel 1939 è pubblicato il volume Paolo, apostolo e martire, nel 1943 il San Pietro, primo papa, l’anno successivo Maria di Nazareth (inutile dire che dopo Gesù, proprio a cominciare dagli apostoli si compone per lui quella storia cristiana più antica della quale è sulle tracce; voglio dire che la distinzione invalsa di distinguere, se non di separare, gli studi concernenti il Nuovo Testamento e quelli riguardanti la primitiva Letteratura cristiana per lui non aveva corso). Una dedizione per quel dominio che non cessa nel periodo immediatamente successivo alla guerra, come provano altri libri quali Gesù di Nazareth (1946), Il messaggio sociale dei grandi Padri della Chiesa (1947) e va invece attenuandosi negli anni successivi. Ma se i primi libri sui Padri appaiono a cominciare dagli anni Venti in poi, la sua passione per quegli autori e per quel periodo storico risale come provano le sue letture fin dal 1918, come ha bene messo in evidenza in una accurata, ben documentata convincente ricostruzione Tommaso Sorgi.
È interessante notare che questa fioritura di scritti vertenti sui secoli cristiani più antichi nasce all’esterno degli ambienti accademici. Del resto, non si può dimenticare che negli ultimi decenni del xix secolo un’intuizione di Giovanni Bosco aveva proposto all’attenzione delle persone semplici, non degli studiosi e degli specialisti, attraverso una collana di carattere popolare, opere dei padri della Chiesa. In Italia, negli ambienti accademici anche quelli di ispirazione cattolica, questo genere di studi stentava ad affermarsi e a diffondersi dopo l’abolizione delle Facoltà teologiche statali, avvenuta con un voto del parlamento italiano nel 1873 alla camera (e nel 1874 al senato). Erano pochissime la cattedre di Storia del Cristianesimo, che in ogni modo abbracciavano l’intero arco della storia cristiana, fino al Novecento, e, tra di esse, alcune corsero vicende travagliate, come quella di Ernesto Buonaiuti a Roma negli anni della crisi modernista. Solamente alla fine del 1924 nasce la prima cattedra italiana di letteratura cristiana antica tenuta da Paolo Ubaldi presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università Cattolica di Milano. Occorrerà attendere fino al 1948 perché altri cattedratici insegnassero in università statali la stessa disciplina e dessero impulso alla valorizzazione di questo segmento essenziale della cultura cristiana.
Un grande scrittore e saggista a noi contemporaneo, da poco scomparso, Italo Alighiero Chiusano, ha pensato argutamente che Giordani altri non fosse che un «antico Padre della Chiesa, a cui Dio ha dato il privilegio di risorgere per vestire i panni nostri e girare in mezzo a noi». Effettivamente egli aveva avvertito nella terza decade del 1900 l’importanza dei Padri della Chiesa, il posto che avrebbero potuto tenere nell’ambito di una cultura cristiana rinnovata del Novecento.

di Paolo Siniscalco

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22 maggio 2019

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