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Iesu communio, le suore in jeans

· Celebrata a Burgos la messa di ringraziamento per l’approvazione del nuovo istituto religioso ·

Sono poco meno di duecento e la maggior parte di loro ha un’età compresa fra i 18 e i 35 anni, cosa che le rende — riferisce l’agenzia Aci Prensa — la congregazione più giovane d’Europa: sono le religiose di «Iesu communio», l’istituto di diritto pontificio riconosciuto a dicembre dal Papa su proposta dell’allora prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, cardinale Franc Rodé. Nei giorni scorsi, nella cattedrale di Burgos — «Iesu communio» ha sede nel monastero dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo di Lerma, cittadina in provincia di Burgos — si è svolta la messa di azione di grazie per l’approvazione dell’istituto, celebrata dall’arcivescovo, Francisco Gil Hellín, assieme, fra gli altri, al cardinale arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela, e al nunzio apostolico in Spagna, arcivescovo Renzo Fratini. Erano presenti anche l’arcivescovo di Pamplona y Tudela, Francisco Pérez González, e il vescovo di Ciudad Rodrigo, Cecilio Raúl Berzosa Martínez, fratello di suor Verónica María, fondatrice e superiora generale del nuovo istituto.

Le religiose di «Iesu communio» sono già state soprannominate le «suore in jeans»: il loro abito è fatto di questo tessuto, accompagnato da un poncio color blu marino, un cordone bianco e un fazzoletto celeste annodato. Il nuovo istituto — di forte indole contemplativa senza raccogliere monache di clausura — è nato da una costola delle clarisse dei monasteri di Lerma e La Aguilera ma, come ha spiegato l’arcivescovo di Burgos, «non è una rifondazione o un adattamento del carisma delle monache clarisse; quest’ultimo non ha bisogno di alcun aggiornamento per proseguire, dando abbondantissimi frutti di santità nella Chiesa. Iesu communio — ha precisato monsignor Gil Hellín — è un’altra cosa, una realtà nuova», nata per rispondere alle nuove necessità e sensibilità del mondo e della Chiesa. Si tratta di un istituto religioso che merita una riflessione: in un momento di crisi vocazionale in Spagna e in Europa, ha sottolineato ancora il presule «non è frequente né normale che fioriscano comunità piene di religiose e che esse siano in maggioranza giovani e universitarie». Egli ha pure confermato che il loro numero è vicino alle duecento unità e che ci sono tante altre ragazze pronte a entrare nella congregazione. «Chi lascia entrare Cristo nella propria vita — ha detto alla cerimonia suor Verónica María — non perde nulla, nulla, assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande».

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18 agosto 2019

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