Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Identità e pluralità

Chiara Franco e Marco Grandi sono due dei novecento giovani italiani che in questi giorni stanno vivendo «sul campo» la Giornata mondiale della gioventù a Panamá. Fanno parte di uno dei gruppi più numerosi: per una settimana, senza curarsi dell’umidità, del caldo e dei lunghi spostamenti a piedi, centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo hanno partecipato alle catechesi con i vescovi, e soprattutto agli incontri con il Papa che li ha esortati a dimostrare tutto il loro entusiasmo, senza la minima intenzione di contenerlo. Le fotografie, per quanto spettacolari, non possono rendere giustizia all’ambiente di festa che circonda la presenza del Papa a Panamá. In questa intervista Chiara e Marco raccontano la loro esperienza.

Particolare di un murale lungo dieci metri realizzato in occasione della Giornata

Avevate mai partecipato alla Giornata mondiale della gioventù prima d’ora?

Chiara Franco: Sì, io avevo partecipato alla Gmg di Cracovia. Credo sia molto difficile descrivere queste esperienze a chi non le ha mai fatte, è una cosa che si può solo provare. Si tratta di persone che percorrono migliaia di chilometri in attesa dell’incontro con il Papa e con altri giovani che condividono i loro stessi pensieri e sentimenti. Si svolgono diverse attività ricche di valori, che ti danno la forza di continuare a credere e di proseguire il tuo cammino. La religione non è relegata al passato, è il presente, e con questa esperienza i giovani lo dimostrano.

Marco Grandi: Sì, ho avuto l’occasione di partecipare alla Giornata mondiale della gioventù in Brasile e a Cracovia, e sono state alcune delle esperienze più belle della mia vita. In Polonia mi sono soffermato a pensare a me stesso e a cosa Dio si aspetta da me (insieme agli altri), e questo mi ha aiutato fisicamente e mentalmente. E poi devo dire che all’epoca ho conosciuto ottimi amici che sono diventati una parte importante di me. Vorrei anche aggiungere che la Gmg di Rio non ha aiutato solo me, ma anche mio fratello, visto che lui e la sua fidanzata si sono conosciuti proprio in quell’occasione e si frequentano da allora.

Qual è la cosa che ti piace di più delle esperienze come questa?

Chiara Franco: Poter conoscere gente di ogni parte del mondo e la loro cultura, avere il tempo di riflettere sui piccoli dettagli che nella vita quotidiana spesso passano inosservati, e di conseguenza poter crescere come persona.

Marco Grandi: È difficile esprimere un sentimento così intenso, ma io direi che la cosa migliore è tutto ciò che si impara giorno dopo giorno. Qualunque lingua si parli o qualunque sia il colore della propria pelle, tutti sorridono quando qualcuno dice qualcosa di divertente, tutti ballano con gli altri o apprezzano un abbraccio durante la messa. Non avrei mai pensato che un italiano e un panamense potessero essere così diversi eppure così uguali. L’unica cosa che ci differenzia, la cultura, non fa che arricchirci e questo si capisce solo quando si riesce a conoscere davvero le altre persone.

Quali valori si contrappongono a quelli dell’epoca del tutto e subito? Per i giovani è possibile accettare il ritmo molto più lento della Chiesa, che richiede una buona dose di pazienza e speranza?

Chiara Franco: Pazienza, generosità, pienezza, gioia, soddisfazione, sono questi i veri valori dell’esistenza umana.

Marco Grandi: Credo che il rispetto per tutte le persone sia una cosa che nasce in modo totalmente spontaneo durante questa esperienza. Il ritmo della Chiesa ci aiuta a capirlo! È incredibile la facilità con cui la gente ti parla, ti racconta della sua cultura e si preoccupa per te.

Credi che alle nuove generazioni manchino questi valori?

Marco Grandi: No, non credo che alle nuove generazioni manchino questi valori, perché sono «innati» nei giovani, però credo che li trascurino e che spesso non li mettano in pratica, che sia per l’ambiente sociale che li circonda o per il timore di non vedersi corrisposti.

Come funziona la convivenza con altre culture, identità e abitudini durante la Giornata della gioventù?

Chiara Franco: Dunque, è vero che durante la giornata si incrociano molte lingue diverse e anche se si cerca sempre di tradurre tutto c’è sempre qualche parola difficile che non si riesce a rendere, tuttavia è bellissimo rendersi conto che per poter comunicare con un’altra persona non è poi così fondamentale parlare la stessa lingua; la Parola di Dio va oltre ogni differenza linguistica; la fede diventa ancora più ricca e più forte quando si prega in lingue diverse.

Marco Grandi: Cammini per la strada e vedi gente di tutti i Paesi. Se a un certo punto incontri un gruppo di italiani che sventola la bandiera, li saluti e li abbracci come se li conoscessi da tutta la vita. Le persone sono molto aperte e sempre disponibili a darti una mano.

A cosa pensi che ti servirà questa Gmg?

Chiara Franco: A crescere come persona, a rafforzare valori che spesso vengono dimenticati, a conoscere profondamente molte persone e a farmi degli amici.

Se in questi giorni avessi l’occasione di parlare faccia a faccia con il Papa, che cosa gli chiederesti?

Chiara Franco: Se incontrassi il Papa non gli chiederei nulla, semplicemente lo ringrazierei a nome mio e di tutti i cattolici per il grandissimo lavoro che sta facendo, è un compito molto difficile e mi sembra che lo stia svolgendo davvero al meglio. Molte persone pensano solo a chiedere, senza rendersi conto che ringraziare è molto più importante.

Marco Grandi: Gli domanderei qual è la cosa che lo aiuta maggiormente ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana o qual è il momento in cui si sente più vicino a Dio.

Pensi che la Chiesa dovrebbe tenere i giovani in maggiore considerazione?

Chiara Franco: Nella mia città i giovani sono molto importanti per la Chiesa, e credo che i giovani in generale siano in grado di arricchire molto le persone che li circondano, ma per la Chiesa tutti sono importanti. Non conta l’età, il denaro o il Paese di provenienza, l’importante è mettersi a disposizione di Dio e dei propri fratelli. (silvina pérez)

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE