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I vescovi francesi a lezione  per dialogare con l’islam

· Le relazioni con i musulmani alla sessione della Commissione dottrinale svoltasi a Lione ·

Nessun testo da votare, nessuna decisione da prendere, solo il bisogno di incontrarsi per approfondire una formazione al dialogo interreligioso sempre più necessaria in un Paese che conta circa tre milioni e mezzo di musulmani, ovvero il 4-5 per cento della popolazione. I cinquanta vescovi francesi (la metà dell’episcopato) che dal 14 al 16 febbraio hanno partecipato, a Lione, alla sessione organizzata dalla Commissione dottrinale, sono tornati sui banchi come dei veri e propri studenti, per apprendere e confrontarsi su una materia, a volte difficile da gestire, all’ordine del giorno nelle rispettive diocesi. Non a caso — come informa il quotidiano «La Croix» — la sessione comprendeva anche una parte teorica, con riflessioni sulle questioni teologiche poste dal rapporto con le altre religioni. Al riguardo, il padre gesuita Michel Fédou, docente di patristica e di teologia dogmatica al Centre Sèvres di Parigi, ha paragonato la situazione attuale a quella vissuta dai Padri della Chiesa: anche allora fu necessario pensare il cristianesimo «dentro» nuove culture.

Ma è sulle difficoltà concrete, sulla realizzazione del dialogo sul campo, soprattutto con l’islam, che il dibattito ha fatto emergere dubbi e preoccupazioni. I presuli hanno manifestato le perplessità dei loro fedeli davanti all’atteggiamento di chiusura di certe comunità musulmane e l’arcivescovo di Marsiglia, Georges Pontier, si è chiesto «come annunciare il Vangelo» in quegli istituti scolastici cattolici dei quartieri più popolari che hanno fino all’80 per cento di allievi di confessione musulmana. Nelle periferie delle grandi città francesi è sempre più crescente l’influenza della corrente salafita (radicale, oltranzista, anti-occidentale) sui giovani musulmani, soprattutto se disoccupati ed emarginati. Il vescovo di Créteil, Michel Santier, presidente del Consiglio episcopale per le relazioni interreligiose e le nuove correnti religiose, ha sottolineato, al riguardo, il prezioso lavoro di cucitura effettuato dai responsabili musulmani locali, fondato sul dialogo, ma anche l’urgenza di una più completa formazione da dare ai giovani, un approfondimento della loro fede, un riconoscimento tout court dei valori comuni.

La sessione è stata coordinata dall’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin, e dall’arcivescovo coadiutore di Montpellier, Pierre-Marie Carré, presidente della Commissione dottrinale. Presente anche l’imam Azzedine Gaci, responsabile del Consiglio regionale del culto musulmano della regione Rodano-Alpi: «Lo facciamo per noi stessi, musulmani e cristiani, ma anche per la Francia», ha detto parlando delle motivazioni alla base del dialogo.

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