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I vescovi che vogliamo avere

· Papa Francesco alla riunione della Congregazione detta le regole per la scelta dei nuovi presuli e traccia le linee della missione episcopale ·

Caravaggio, «Vocazione di Matteo» (1599-1600, particolare)

I vescovi che vogliamo avere devono essere capaci di elevarsi «a un piano superiore», cioè «all’altezza dello sguardo di Dio»; devono essere dotati «di professionalità»; capaci di servire; di distinguersi «per la santità di vita»; di fare scelte libere da «condizionamenti di scuderie, consorterie o egemonie»; di essere «seminatori umili e fiduciosi della verità; di essere «uomini pazienti» e «di preghiera»; di avere «il coraggio di discutere con Dio in favore del suo popolo»; di riservare al proprio gregge una cura «assidua e quotidiana». Ma «dove possiamo trovare tali uomini?». La domanda Papa Francesco l’ha girata alla Congregazione per i vescovi riunita questa mattina, giovedì 27 febbraio, in seduta ordinaria. Una presenza inedita quella del Papa, come ha notato in apertura il cardinale prefetto Ouellet, colta come occasione per ridisegnare i contorni della figura ideale del vescovo e della sua missione. E la prima caratteristica che il Papa ha indicato nel profilo è stata quella di un pastore «che sorvegli dall’alto». Ma, ha spiegato, «non c’è bisogno di un manager, di un amministratore delegato» e neppure di uno «che stia a livello delle nostre pochezze o piccole pretese». Il popolo di Dio, ha aggiunto, ha bisogno di uno che guardi «con l’ampiezza del cuore di Dio». Certo, ha riconosciuto, non è facile trovare simili uomini. Eppure ci sono, ha detto, ma bisogna «girare per i campi» per andarli a trovare. E ha concluso: «di questa santa inquietudine vorrei vivesse questa Congregazione».

Il testo integrale del discorso del Papa

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24 aprile 2018

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