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I veri protagonisti di «Loss and Gain»

· Padre Ignazio Spencer, madre Elizabeth Prout e la «seconda primavera» inglese ·

La beatificazione del cardinale John Henry Newman ha riportato alla ribalta dei media questa imponente figura di teologo e di santo, ma al tempo stesso ha richiamato l'attenzione su un periodo particolarmente fecondo della storia religiosa dell'Inghilterra, tanto da essere chiamato dallo stesso Newman una «seconda primavera» .

Oltre alle figure e alle vicende dello stesso Newman e del missionario Domenico Bàrberi, di cui si dà ampio riscontro in queste pagine, può essere interessante soffermarsi anche sui cammini di santità di altri due protagonisti di quella rinascita.

Padre Domenico Bàrberi passò soltanto otto anni in Inghilterra, morendovi nel 1849 mentre viaggiava in treno da Londra verso il suo convento. Vi lasciò ventotto religiosi e tre case passioniste. Ma quello che più conta è che vi lasciò un seme di santità i cui frutti più importanti furono padre Ignazio Spencer e madre Elizabeth Prout, oggi sepolti accanto a lui nel suo stesso santuario a Sutton, presso Liverpool.

George Spencer, appartenente a una delle più illustri famiglie della nobiltà inglese, si era convertito alla Chiesa cattolica già nel 1830 e, venuto a Roma per esservi ordinato sacerdote, vi aveva incontrato Bàrberi stringendo una cordiale amicizia con lui.

Ciò che caratterizza Spencer è la «crociata di preghiere» che diffuse in tutta Europa, con un impegno e una costanza indomabili in mezzo a critiche e difficoltà. Non si limitava a invitare i cattolici alla preghiera per l'unità, ma invitava tutti, in particolare i membri più attivi del Movimento di Oxford. Il suo stato sociale gli dava accesso a personaggi importanti, quali il Papa, l'imperatore d'Austria e Napoleone III.

Spencer divenne passionista nel 1846, un anno dopo la conversione di Newman, assumendo il nome di padre Ignazio di san Paolo. Newman si riferisce certamente a lui quando, nel suo romanzo Loss and Gain (1848) fa incontrare il protagonista del romanzo, Charles, con il suo amico Willis, passato prima di lui al cattolicesimo e diventato passionista col nome di padre Aloysius. C'è una frase, ispirata a sant'Agostino, che in parte esprime e in parte nasconde l'ammirazione di Newman per Spencer. Proprio nell'ultima pagina del romanzo, il protagonista Charles dice all'amico Willis diventato passionista che ammira la freschezza dei sentimenti del neoconvertito: «No, Willis, tu hai scelto la parte migliore per tempo, mentre io ho indugiato. Troppo tardi ti ho conosciuta, verità antica, troppo tardi ti ho trovata, prima e unica bellezza».

Spencer raccolse l'eredità di Domenico Bàrberi quando questi morì, all'età di 57 anni. Fu lo stesso Domenico a designarlo suo successore. Diversi anni più tardi, Leone XIII nella lettera apostolica Amantissimae voluntatis ricordava gli incontri avuti con Spencer alla nunziatura di Bruxelles e il fervore con cui propagava la preghiera per il ritorno dell'Inghilterra all'unità della Chiesa. In un'udienza che ebbe da Papa Pio IX, padre Ignazio gli chiese che il termine «eretici» non venisse usato per gli anglicani, adducendo come motivo di non poter confessare di aver peccato di eresia premeditata prima della sua conversione, perciò di non poterne accusare i suoi connazionali e il Papa accondiscese a questa sua richiesta.

La famiglia di padre Spencer è la stessa alla quale apparterrà la celebre Lady Diana, principessa del Galles, morta nel 1997. Suo fratello Charles, in una bella storia della famiglia da lui scritta, dedica ben ventisette pagine al father Ignatius e la stessa Diana ne conosceva e ammirava la figura. Padre Ignazio morì durante una sosta obbligata di un viaggio in treno, mentre si trasferiva da un luogo di missione a un altro, a Carstairs. Era il 1° ottobre 1864.

Un'altra serva di Dio — fiorita in questo tempo e intorno a queste persone, della quale pure è stata aperta la causa di beatificazione — era morta nello stesso anno 1864. Si tratta di Elizabeth Prout. Anche lei, come Newman e Spencer, era una convertita dall'anglicanesimo. Anche lei aveva sperimentato la sofferenza che deriva ai convertiti dalla difficoltà a essere compresi dalle persone più care, sofferenza della quale parla magistralmente Newman sempre nel romanzo Loss and Gain .

La sua conversione era molto legata a un'esperienza interiore fatta a contatto con l'Eucaristia in una chiesa cattolica, proprio come avverrà più tardi a Edith Stein. Del resto sappiamo che sia Domenico che Ignazio puntavano molto sulle celebrazioni eucaristiche, alle quali partecipavano, a volte, più anglicani che cattolici.

Nata nel 1820 a Shrewsbury, convertita nel 1841 e diventata suora, Elizabeth dovette uscire dal suo istituto per motivi di salute.

Il passionista padre Gaudenzio Rossi, insieme a Bàrberi e Spencer, rendendosi conto della necessità che avevano le tante famiglie immigrate nelle zone industriali, specialmente dall'Irlanda, pensò a una congregazione che si dedicasse all'insegnamento nelle zone popolari e al tempo stesso potesse accogliere quelle giovani che, per mancanza di dote, non potevano entrare in altre congregazioni. Offrire un'istruzione di base a tutto il popolo era un'urgenza che tutti gli Stati europei cercavano di affrontare nell'Ottocento.

Per i cattolici dell'Inghilterra, il problema era aggravato dall'afflusso di molte famiglie dall'Irlanda, specialmente al tempo della carestia delle patate, e anche dalla difficoltà di ottenere sussidi dagli enti pubblici. L'attività di Elizabeth Prout e delle sue suore ebbe una grande rilevanza sociale per i poveri delle città industriali dell'Inghilterra. Una delle sue scuole fu tra le quattro scuole cattoliche che ricevettero un premio governativo. Nello stesso tempo, nonostante che il suo fondatore padre Gaudenzio Rossi fosse stato mandato negli Stati Uniti (1855), la sua congregazione ricevette, per l'interessamento di Ignazio Spencer, l'approvazione del Papa e si diffuse in tutti i Paesi anglosassoni.

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