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I sentieri della storia
del mondo

· Nel libro di Canale Cama, Feniello e Mascilli Migliorini ·

«Mille anni di storia del mondo in poco più di mille pagine». Si apre con queste parole il risvolto di copertina di un libro importante e bellissimo: Storia del mondo. Dall’anno 1000 ai giorni nostri (Bari, Laterza, 2019, pagine 1291, euro 38) opera di tre storici, Francesca Canale Cama, Amedeo Feniello e Luigi Mascilli Migliorini, rispettivamente docenti di Storia contemporanea, Storia medievale e Storia moderna. Un libro impeccabile a partire proprio dal risvolto, uno spazio frequentato un tempo da scrittori come Calvino, Vittorini, Sciascia e oggi sempre più convenzionale e inclinato verso contenuti banalmente persuasivi e promozionali. Un risvolto che per capacità di illustrazione e di sintesi recupera la sua funzione di primo contatto tra libro e futuro lettore e si inserisce di diritto nella tradizione alta di quella che Roberto Calasso definisce «un’umile e ardua forma letteraria».

Ewan David Eason, «Mappa Mundi Rome» (particolare dalla copertina)

Altro elemento felicemente descrittivo è la sovraccoperta. Elegante e sobria come nella migliore tradizione Laterza, l’immagine è davvero parlante e anticipa le scelte del volume. La suggestiva Mappa mundi Rome di Ewan David Eason rimanda alle ottocentesche Mappe della povertà di Charles Booth, primo esempio di cartografia sociale dove, attraverso l’uso di sette codici di colori — dal nero della miseria al giallo della ricchezza — il sociologo britannico disegnava i livelli di povertà e di benessere nella Londra di allora. Nella Mappa di Eason un globo, che è il mondo, e l’oro, un materiale e che rimanda alla qualità preziosa di tutta l’umanità, riassumono la portata profondamente innovativa di questo volume.

Come osserva Luigi Mascilli Migliorini nell’ottima Introduzione, storia del mondo non significa storia globale, piuttosto ripercorrere il passato nella prospettiva di una civitas globale, restituendo dignità ai popoli e alle civiltà che hanno abitato la terra e superando con precise scelte strutturali le storie tradizionali. Oltre l’abbandono della visione eurocentrica, oggi ormai generalmente acquisito, gli autori di questo volume hanno inteso con queste pagine disegnare i contorni di un «mondo senza angoli», per riprendere la felice definizione che a metà Settecento dava il grande Antonio Genovesi.

Porre al centro il sistema-mondo significa non solo recuperare la memoria di popoli e paesi esclusi dai libri di storia, quanto raccontare una storia diversa. Per far questo occorre subordinare le politiche e le economie nazionali, depotenziare l’asse centro-periferie dove le periferie si connotano come subalternità e marginalità, sostituire alla successione la sincronia degli eventi, assumere una prospettiva comparata per lasciare emergere le reciproche connessioni, raccontare gli spazi resi più vicini perché attraversati senza sosta da mercanti, viaggiatori, pellegrini, migranti, ma anche da merci, innovazioni tecniche e scientifiche, cultura, idee, miti, leggende. Una storia che non radicalizza e contrappone le identità, che non è fatta solo di scontri, conflitti, disegni di egemonia e di conquista, piuttosto di relazioni, contatti, intersezioni, cioè di tutti quei legami che nel tempo hanno unito gli uomini. Insomma, una storia inclusiva non divisiva.

Con l’occhio fisso alla rotondità della terra e fedeli allo schema interpretativo prescelto, gli autori — tre voci che si armonizzano in modo straordinario facendo della diversità di timbro l’occasione di un ulteriore arricchimento — esplorano mille anni di storia con chiarezza e agilità riuscendo a far convivere la profondità dello sguardo con l’attenzione al dettaglio, il rigore della documentazione con l’eleganza e l’intensità della scrittura. Il risultato è un libro affascinante e duttile, adatto a chi la storia la conosce e a chi non la conosce, a chi intende percorrerla per i rettilinei della strada maestra o al contrario a chi ama vagabondare per sentieri laterali che comunque conducono alla meta.

In questa storia trovano spazio naturalmente tutti i grandi eventi che per tradizione entrano nei libri di storia, insieme ad altri — ad esempio le vicende dell’Africa e dell’Asia — di cui sappiamo pochissimo, ma soprattutto vengono letti con occhi nuovi tanti snodi del passato, anche attraverso l’utilizzo, che risulta efficacissimo sul piano della comprensione, di categorie di solito utilizzate per il presente, quali le vittime collaterali, la pace d’argilla, la primavera dei popoli, la modernità connessa. A dare felicità di lettura a questo volume concorrono anche le tante bellissime pagine dove la densità dei dati e delle riflessioni si accompagna a un suggestivo andamento narrativo.

Così, solo per fare qualche esempio, lo splendido Mediterraneo di Amedeo Feniello, «un mosaico marino» fatto di pianure liquide, arcipelaghi, stretti e soprattutto di tante isole grandi e piccolissime quelle che Dio, finito il mondo, creò con le rocce che gli erano avanzate. E ancora racconti nel racconto sono il «Rinascere» italiano ed europeo quattro-cinquecentesco di Luigi Mascilli Migliorini dove l’uso del verbo all’infinito, al posto del tradizionale sostantivo “Rinascimento”, sembra spalancare spazi alla narrazione e lo «Sviluppo ineguale» e la «geografia della povertà» di Francesca Canale Cama che descrive gli scenari di una globalizzazione attraversata dal sogno «un altro mondo è possibile», ma anche dalla radicalizzazione delle disuguaglianze.

«Più riesci a guardare indietro, più riuscirai a vedere in avanti» diceva Winston Churchill. Consegnandoci un’idea della storia come bene comune e quindi come patrimonio e diritto comune, questo libro conduce il lettore nel passato donandogli uno sguardo più ampio, più libero, più vero perché, come promette il titolo, in queste pagine c’è davvero il mondo.

di Francesca Romana de’ Angelis

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21 gennaio 2020

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