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I sandali
di Francesco

Un paio di sandali per Papa Francesco. A confezionarli espressamente per lui sono stati, con le loro mani, alcuni bambini orfani vietnamiti che hanno perso i genitori a causa della lebbra. Hanno affidato questo simbolico dono a padre Tri Pham, parroco della Sacra Famiglia a Port St. Lucie, in Florida, nella diocesi statunitense di Palm Beach, che trascorre il periodo estivo in Vietnam tra i più poveri e in particolare accanto alle persone colpite dalla lebbra. A Francesco il sacerdote ha spiegato che fin da quando era seminarista prepara «gli stampi per i sandali che si adattino ai piedi deformati dalla lebbra, scegliendo un colore vivo come il rosso». Questa vicinanza ai più poveri e ai malati è, secondo padre Tri Phan, «la strada migliore per l’evangelizzazione dell’Asia e in particolare in Vietnam».

Ad accogliere simbolicamente il Pontefice al rientro dal suo viaggio in Africa c’erano in piazza San Pietro quattrocento pellegrini senegalesi — accompagnati da monsignor André Gueye, vescovo di Thiès — e i promotori dell’associazione “Solidali per il Malawi” che ha sede a Covo, nel bergamasco. Si sono presentati al Papa portandogli l’abbraccio di una bambina originaria del Malawi, ospite in Italia delle Suore sacramentine, che nonostante una grave forma di malaria cerebrale sta inaspettatamente reagendo a piccoli passi. E gli hanno donato la statua della Madonna con il Bambino scolpita da un artigiano del Malawi, parlandogli anche del “Madalitso (in italiano significa benedizione) Nutrition Center”. Si tratta, spiegano, «di una nuova realtà che consente ai bambini di rispondere all’emergenza fame e sete, soprattutto nella zona di Monkey Bay, dove aids e carestie sono diffusissimi con un tasso di mortalità impressionante». È «un centro che sarà punto vitale anche per tante donne in gravidanza, per gli albini, con un occhio di riguardo per i piccoli sotto i cinque anni».

Pablo Martin Mora Bermudez, ingegnere spagnolo di 48 anni, ha percorso in due mesi i 2300 chilometri da Santiago de Compostela a Roma per incontrare il Papa. Padre separato, da due anni non riesce più a vedere le proprie figlie Laura e Amanda, due gemelle di 10 anni. E così il 4 luglio è partito dal santuario della Galizia e oggi è arrivato in piazza San Pietro, presentandosi con il suo dramma di genitore che, a causa della separazione, non può esercitare il suo diritto e dovere educativo nei confronti delle figlie. A ostacolarlo una serie di inghippi giuridici e soprattutto, a suo dire, la volontà dell’ex moglie. «I genitori si possono purtroppo anche separare — dice — ma il bene dei figli è una priorità assoluta».

“Icona della gioia inattesa”: ha un titolo efficace la splendida immagine donata al Papa dall’archimandrita Serafim Shemyatovskij, rappresentante del Patriarcato di Mosca nella Repubblica Ceca e in Slovacchia. Mentre un incoraggiamento Francesco ha rivolto a padre Giosuè Bonzi, religioso quasi ottantenne del Pontificio Istituto missione estere, sacerdote da 53 anni a Hong Kong. Particolarmente significativo, inoltre, l’abbraccio con i giovani cristiani libanesi della Confraternita della gioventù mariana. Per i venticinque anni di attività questo movimento, diffuso in tutto il Libano, sta dando vita a un pellegrinaggio di cinque giorni a Roma. Vicino a loro, i giovani del “Jesus Youth Movement”, fondato 25 anni fa negli Emirati Arabi Uniti: sono tutti lavoratori cattolici, di diverse nazionalità, anche se la grande maggioranza sono indiani, attivi nella vita pastorale del vicariato apostolico del Sud Arabia con una grande apertura al dialogo come minoranza in un Paese musulmano.

Di grande impatto, poi, la testimonianza offerta dall’associazione “La mongolfiera”, nata nel 2011 a partire dall’esperienza quotidiana di un gruppo di famiglie con figli disabili. Senza giri di parole, chiedono più contributi per coprire le spese di assistenza, con particolare riguardo alla scuola, ma anche iniziative di condivisione.

Al Papa, infine, è stato presentato il nuovo francobollo che celebra i venticinque anni delle relazioni diplomatiche tra Israele e Santa Sede. Il foglietto, emesso congiuntamente dai rispettivi uffici filatelici, raffigura la chiesa di San Pietro e la sinagoga di Cafarnao. A illustrarne le caratteristiche e il significato sono stati l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, David Oren, e il responsabile dell’Ufficio filatelico e numismatico vaticano, Mauro Olivieri. Prima di incontrare gli oltre dodicimila pellegrini in Piazza San Pietro, Francesco ha salutato — davanti all’aula Paolo VI — il gruppo sportivo, venuto dalla Liguria, in particolare da Chiavari e Genova, formato da sacerdoti, amministratori pubblici e giornalisti creato per giocare partite di calcio di beneficenza. Proprio martedì 10 ne hanno disputata una, coinvolgendo i dipendenti vaticani e consegnando i fondi raccolti al cardinale Konrad Krajewski, per le azioni caritative portate avanti dall’Elemosineria apostolica a nome del Papa. Subito dopo l’incontro con il Pontefice questa originale squadra ha partecipato, nella basilica Vaticana, alla messa celebrata dal cardinale arciprete Angelo Comastri.

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19 settembre 2019

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