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I ribelli huthi
rifiutano il dialogo

· Dopo l’appello dell’Onu a una soluzione politica ·

Gli huthi dicono no all’appello delle Nazioni Unite al dialogo. Il Consiglio di sicurezza — si legge in un comunicato dei ribelli sciiti — «deve rispettare la volontà e la sovranità del popolo yemenita e mostrarsi oggettivo».

È dunque caduta nel vuoto la richiesta del Palazzo di vetro che gli huthi abbandonino le sedi istituzionali occupate nelle scorse settimane e aprano a una transizione politica.

I ribelli huthi hanno occupato negli ultimi mesi edifici governativi e palazzi presidenziali a San’a, estendendo inoltre il proprio controllo su sette province. Scesi l’estate scorsa dalle regioni del nord, i ribelli hanno preso il controllo della capitale. A gennaio hanno quindi costretto agli arresti domiciliari il presidente Abed Rabbo Mansur Hadi e i suoi ministri. Nelle scorse settimane gli huthi hanno inoltre annunciato la pubblicazione di un decreto costituzionale, considerato dagli analisti un atto rivoluzionario a tutti gli effetti. Il documento scioglie il Parlamento e lo sostituisce con un Consiglio nazionale di transizione (Cnt) composto da 551 membri. Al Cnt spetterà il compito di eleggere un Consiglio presidenziale di cinque membri, il quale a sua volta nominerà un Governo di transizione. Il decreto stabilisce che sia il Consiglio di transizione sia il Consiglio presidenziale siano sotto il diretto controllo del Comitato supremo rivoluzionario. C’è tuttavia una nuova minaccia che i ribelli devono affrontare, con il rischio dell’aprirsi di un nuovo fronte: quella della resistenza sunnita. Centinaia di miliziani tribali, sostenuti da secessionisti sunniti, hanno preso ieri il controllo di alcune istituzioni governative e militari nella città portuale di Aden, nel sud dello Yemen.

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24 febbraio 2020

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