Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

I regali del silenzio

· Pablo d’Ors e il fascino del deserto ·

Chissà quanti dei bambini che girano con magliette, zainetti e portapenne con l’immagine del Piccolo principe hanno mai letto il libro di Saint Exupéry. C’è da temere che la trasformazione in gadget della poetica e profonda storia non abbia giovato alla sua conoscenza vera, alla diffusione del messaggio spirituale che trasmette. E non è un caso isolato: la trasformazione in oggetti di mercato — magari anche best seller di valore mediocre — di simboli e narrazioni che nutrono lo spirito non è un fatto isolato, e segna la nostra epoca. Per questo è da salutare con favore chi ha il coraggio di riproporre un racconto spirituale nella sua realtà e profondità senza ricorrere a scorciatoie che garantiscano il sicuro successo.

Anna Leotta, «Il piccolo principe e l’aviatore nel deserto» (2014)

È quello che avviene per il bel libro di Pablo d’Ors L’amico del deserto (Macerata, Quodlibet, 2015, pagine 158, euro 14). Il tema del deserto come luogo in cui ritrovare il senso profondo della vita umana non è certo originale in sé, ma è originale il modo in cui questo bravissimo scrittore narra la vicenda. Senza sconti al favoloso, alle “prove” prevedibili, agli incontri esotici.

Il protagonista — un quarantenne dell’Europa centrale — comincia la sua avventura come per caso, attratto da un risvolto di copertina. Poco convinto, si lascia attrarre da uno strano gruppo di persone — gli amici del deserto — ad approfondire questa curiosità che si sviluppa imprevista e involontaria.

È particolarmente interessante e nuovo il modo in cui l’autore racconta questa che certo è una chiamata spirituale nella sua normalità e opacità. Capiamo così che capita a tutti noi di ricevere questo tipo di richiamo, che fa parte della vita di tutti e non solo di persone specialmente segnate. Ma che la differenza sta nella risposta, e poi, soprattutto, nella forza che si è capaci di dispiegare per resistere ai mille ostacoli che si incontrano quando si va controcorrente o anche solo, più modestamente, si ha il coraggio di abbandonare anche per poco lo spazio protetto ma soffocante della vita quotidiana.

Il percorso per arrivare a capire e amare il deserto non è breve, né facile. Soprattutto se il risultato non deve essere una prova dell’abilità personale, un modo per rivestire il proprio io di un’armatura eroica, ma piuttosto quello di comprendere quale sia il messaggio che il deserto vuole mandare.

Per ogni via di ascolto, per ogni ampliamento di comprensione, il silenzio è la via maestra: D’Ors l’ha magistralmente spiegato nel suo saggio Biografia del silenzio (Milano, Vita e Pensiero, 2014, pagine 100, euro 12). Ma qui il tema viene ripreso in modo più poetico, soggettivo: è l’esplorazione di un nuovo modo di fare narrativa, un modo che trasforma in romanzo, quindi in esempio concreto di vita, un’esperienza che, se affrontata solo teoricamente, può rimanere astratta. In un certo senso, l’amico del deserto è il seguito ideale della Biografia del silenzio, la sua messa in atto concreta.

Certo che, letto il libro, il desiderio di andare nel deserto si fa forte, ma il narratore lascia anche capire che un deserto lo possiamo trovare ovunque ci sia silenzio vero, apertura all’ascolto e all’osservazione. Ogni volta che riusciamo a cogliere la chiamata che ognuno di noi riceve, e a dimenticare il nostro io per ascoltare la voce del mondo, la voce di Dio.

di Lucetta Scaraffia

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE