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Per i ragazzi e le ragazze
vittime di violenze

· ​Appello del Pontefice all’Angelus ·

Una preghiera «per tutte le ragazze e i ragazzi vittime di violenze, di maltrattamenti, di sfruttamento e delle guerre»: l’ha chiesta il Papa al termine dell’Angelus del 12 marzo, in piazza San Pietro. Perché, ha spiegato nel suo accorato appello, «questa è una piaga, è un urlo nascosto che deve essere ascoltato da tutti noi e che non possiamo continuare a far finta di non vedere e di non ascoltare».

In particolare il Pontefice si riferiva alle vittime del «grave e triste incendio scoppiato all’interno della Casa Refugio Virgen de la Asunción» in Guatemala. Assicurando la propria vicinanza al popolo del Paese dell’America centrale, Francesco ha espresso solidarietà anche alle ragazze rimaste ferite.

Prima della preghiera mariana, come di consueto, il Papa aveva commentato il vangelo della seconda domenica di quaresima, incentrato sull’episodio della trasfigurazione di Gesù. «La “luminosità” che caratterizza questo evento straordinario — ha spiegato — ne simboleggia lo scopo: illuminare le menti e i cuori dei discepoli affinché possano comprendere chiaramente chi sia il loro maestro. È uno sprazzo di luce che si apre improvviso sul mistero di Gesù e illumina tutta la sua persona e tutta la sua vicenda».

Del resto, l’avvenimento si colloca nell’itinerario che conduce Cristo «verso Gerusalemme, dove dovrà subire la condanna a morte per crocifissione». Dunque egli «vuole preparare i suoi a questo scandalo — lo scandalo della croce — troppo forte per la loro fede e, al tempo stesso, preannunciare la sua risurrezione». Si tratta, ha chiarito il Pontefice, di «una rivelazione di Dio capovolta» in cui «il segno più sconcertante è la croce».

Ma — ha rassicurato Francesco — proprio attraverso la croce Gesù giungerà alla gloriosa risurrezione». Insomma, ha commentato, «Gesù sul monte Tabor ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce», cioè alla risurrezione. Quindi un «messaggio di speranza» che arriva dalla «croce cristiana», la quale «non è una suppellettile della casa o un ornamento da indossare, ma è un richiamo all’amore con cui Gesù si è sacrificato per salvare l’umanità». Da qui l’invito conclusivo, in questo tempo di quaresima, a contemplare «con devozione l’immagine del crocifisso» e l’auspicio che la Croce «segni le tappe del nostro itinerario quaresimale».

La stessa tematica è stata poi ripresa dal vescovo di Roma nel pomeriggio, durante l’omelia della messa celebrata nella parrocchia di Santa Maddalena di Canossa. Nel corso della visita pastorale a Ottavia il Pontefice ha anche incontrato le varie realtà della comunità, intessendo soprattutto con i bambini un fitto dialogo fatto di domande e risposte, che tra memoria e riflessione, è divenuto un momento di catechesi: l’incontro con Gesù? Il primo passo lo fa sempre lui. Meglio Papa o parroco? Tutti e due, l’importante è fare bene quello che Dio vuole. Di che ha paura il Pontefice? Dei cattivi, della malvagità, delle chiacchiere che sono come bombe. I momenti belli? Tanti, andare a vedere la partita la domenica pomeriggio con papà e a volte anche con la mamma; e l’incontro con un gruppo di vecchi amici di scuola. Telefonini e tv? La tecnologia aiuta a comunicare, ma non si è più capaci di dialogare, soprattutto di ascoltare gli altri.

L’Angelus del Papa (link)

La visita in parrocchia (link)

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17 agosto 2019

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