Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

I profughi dimenticati
di Manus

· ​Missionari preoccupati per la sorte di mille persone bloccate in Papua Nuova Guinea ·

Chiude il campo profughi sull’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, ma c’è incertezza sul futuro delle mille persone che vi sono ospitate. Dopo che la Corte suprema di Port Moresby ha stabilito che è incostituzionale ospitare un centro sul proprio territorio gestito dalle autorità australiane, ordinandone la chiusura, il Governo di Canberra ha convocato colloqui urgenti con la controparte per trovare una soluzione.

La struttura, da molti definita una “lager” per le condizioni in cui sarebbero tenuti i rifugiati, ospita più di mille individui di cui ora dunque si ignora la sorte. Padre Giorgio Licini, del Pontificio istituto missioni estere (Pime), per undici anni in Papua Nuova Guinea, spiega ad AsiaNews che «soluzioni facili non ce ne sono, ma l’Australia dovrà portare questi profughi da qualche parte. Nessuno sa bene cosa fare, ma di certo quelle persone hanno già pagato la loro fuga con sofferenze senza fine». Non è questione di razzismo o di xenofobia: «Gli australiani conoscono bene la migrazione, il loro è un popolo composto da immigrati. E ogni anno accolgono circa trentamila profughi attraverso i programmi delle Nazioni Unite. Ma sono contrari ai viaggi della morte, dalle coste dell’Indonesia a Christmas Island, e, quando hanno deciso di fermare i barconi, dopo diversi tragici naufragi simili a quelli nel Mediterraneo, sono divenuti granitici», sottolinea padre Licini. Per fermare il flusso, l’Australia ha stretto un accordo con la Papua Nuova Guinea per gestire l’isola di Manus. E proprio questo accordo — osserva il missionario del Pime — «ha chiuso a tenaglia coloro che si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato: i profughi di Manus hanno pagato per tutti, scoraggiando scafisti e nuovi migranti dal cercare di entrare in Australia. Quelle mille persone sono in un limbo provocato da un lato da una forte presa di posizione, e dall’altro dall’impossibilità della Papua di accogliere». Quest’ultima non è in grado di dare asilo a nessuno perché non c’è lavoro, non c’è assistenza né sicurezza.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE