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I profughi del Nord Kivu in ostaggio delle violenze

Si aggrava la condizione delle popolazioni della regione orientale congolese del Nord Kivu, in gran parte costrette a sfollare, soprattutto dalle zone  di Rutshuru e Kiwandja,  per cercare rifugio nel capoluogo Goma o oltre confine. I civili restano esposti alle violenze del  conflitto  riacceso da mesi  tra l’esercito governativo e i ribelli del Movimento 23 marzo (M23). Questo è formato da ex miliziani che in quella data del 2009  sottoscrissero un accordo con il Governo di Kinshasa e che furono integrati nell’esercito, salvo disertare in massa nell’aprile scorso, accusando il Governo di non rispettare i patti.  Secondo l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati,  gli scontri negli ultimi sei mesi  hanno causato 390.000 sfollati interni e 60.000 rifugiati in Uganda e in Rwanda.

Le postazioni dei ribelli sono  a una trentina di chilometri dal capoluogo Goma e nell’ultimo mese non si sono più verificati scontri diretti con i soldati, ma le violenze ai danni dei civili sono continuate. Solo nell’ultima settimana, una dozzina di persone sono state uccise in incursioni notturne nella stessa  Goma. Secondo il  governatore provinciale, Ernest Kyaviro, miliziani dell’M23 si sarebbero infiltrati in città e sarebbero  responsabili di questi atti terroristici.

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14 novembre 2019

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