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I popoli indigeni
protagonisti
della loro storia

· All’apertura dei lavori il Pontefice parla delle dimensioni pastorale, culturale, sociale ed ecologica del Sinodo per l’Amazzonia ·

«Non siamo venuti qui per inventare programmi di sviluppo sociale o di custodia di culture, di tipo museale, o di azioni pastorali»; al contrario «siamo venuti per contemplare, per comprendere, per servire i popoli» indigeni. Aprendo lunedì mattina, 7 ottobre, i lavori dell’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica, Papa Francesco ha indicato la rotta. Improvvisando un lungo discorso in lingua spagnola, quella con cui si esprime in modo più diretto, il Pontefice ha individuato quattro dimensioni costitutive dell’assise — pastorale, culturale, sociale ed ecologica — per esortare ad avvicinarsi «ai popoli amazzonici in punta di piedi, rispettando la loro storia, le loro culture, il loro stile del buon vivere». Riflessioni queste, scaturite dopo aver partecipato alla processione che dalla basilica di San Pietro si è snodata fino all’Aula Paolo VI, — al cui interno si trova l’Aula nuova del Sinodo — in cui un gruppo di indigeni con i variopinti costumi e copricapo tradizionali hanno usato anche strumenti musicali ed elementi caratteristici delle loro culture.

E il tema del rispetto delle identità si ritrova anche nell’omelia pronunciata il giorno precedente, nella mattina di domenica 6, durante la messa inaugurale del Sinodo nella basilica vaticana. «Quante volte il dono di Dio non è stato offerto ma imposto, — è stata la denuncia del Papa — quante volte c’è stata colonizzazione anziché evangelizzazione! Dio ci preservi dall’avidità dei nuovi colonialismi», ha auspicato, facendo anche riferimento al «fuoco divoratore» che «divampa quando si vogliono bruciare le diversità per omologare tutti e tutto».

L'omelia della messa di apertura

Il discorso del Papa alla prima congregazione generale

La relazione del Segretario Generale

La relazione introduttiva del Relatore Generale

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23 ottobre 2019

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