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Per i popoli che soffrono

· La preghiera del Papa nella festa dell’Assunzione ·

Papa Francesco ha affidato a Maria «le ansie e i dolori delle popolazioni che in tante parti del mondo soffrono a causa di calamità naturali, di tensioni sociali o di conflitti». Lo ha fatto al termine dell’Angelus della solennità dell’Assunzione, recitato con i fedeli in piazza San Pietro nella mattina di martedì 15 agosto. Rivolgendosi a «Maria Regina della pace, che contempliamo oggi nella gloria del Paradiso», il Pontefice ha espresso la speranza che la Vergine «ottenga per tutti consolazione e un futuro di serenità e di concordia».

Robert Armstrong, «Assunzione» (2013)

In precedenza, parlando dell’episodio evangelico della visita a Elisabetta, il Papa aveva ricordato che Dio fa «grandi cose» con le persone umili, «perché l’umiltà è come un vuoto che lascia posto a Dio». L’umile, aveva spiegato, «è potente, perché è umile: non perché è forte». Da qui l’invito a un esame di coscienza a partire dalla domanda: «Come va la mia umiltà?». Un aspetto, questo, su cui Francesco aveva già invitato a riflettere in un tweet sull’account @Pontifex il 13 agosto — «In Maria vediamo che l’umiltà non è una virtù dei deboli ma dei forti, che non maltrattano gli altri per sentirsi importanti — seguito poi dal tweet mariano postato il 15 agosto: «L’Assunzione di Maria riguarda il nostro futuro: ci fa guardare al cielo, annuncia i cieli nuovi e la terra nuova, con la vittoria di Cristo».

All’episodio evangelico di Gesù che cammina sulle acque il Papa aveva dedicato invece l’Angelus di domenica 13. Per Francesco, la barca dei discepoli in balia della tempesta «è la vita di ognuno di noi ma è anche la vita della Chiesa»; e «il vento contrario rappresenta le difficoltà e le prove». In questa situazione, il grido di Pietro «Signore, salvami!» richiama il «nostro desiderio di sentire la vicinanza del Signore, ma anche la paura e l’angoscia che accompagnano i momenti più duri della vita nostra e delle nostre comunità».

Come a Pietro, che ha vacillato di fronte alla mano tesa di Gesù, anche agli uomini di oggi può capitare di non aggrapparsi alla parola del Signore. E così, ha osservato il Pontefice, «per avere più sicurezza si consultano oroscopi e cartomanti»; ma in questo modo si finisce per «andare a fondo». Invece «la fede ci dà la sicurezza» di una presenza che «ci spinge a superare le bufere esistenziali» per «aiutarci ad affrontare le difficoltà». È quello che avviene alla Chiesa, «una barca che, lungo l’attraversata, deve affrontare anche venti contrari e tempeste, che minacciano di travolgerla». E «ciò che la salva — ha rimarcato Francesco — non sono il coraggio e le qualità dei suoi uomini: la garanzia contro il naufragio è la fede in Cristo e nella sua parola».

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19 settembre 2019

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