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I Pontefici
e la Thailandia

· Dai primi contatti epistolari alle visite di Wojtyła e Francesco ·

In Thailandia la comunità cattolica costituisce una minoranza ben consolidata che sostiene molte iniziative di solidarietà sociale, come centri sanitari, e tante scuole in tutto il regno, alcune delle quali di altissimo livello.

La storia documentata della Chiesa inizia cinque secoli fa. La prima menzione si trova nel libro del viaggiatore italiano Ludovico di Varthema, che visitò l’Asia intorno al 1505. Pare che ci fosse una comunità di armeni che vivevano in Siam e commerciavano con l’India. Questa presenza aumentò nel sedicesimo secolo con l’arrivo dei portoghesi; il re del Siam autorizzò la fondazione del “campo portoghese” (Mu Ban Portuget) nella periferia di Ayutthaya, l’antica capitale, e ben presto si crearono piccoli insediamenti di cristiani stranieri e locali anche a Ligor, Pattani, Tenasserim e Mergui. Alla loro cura spirituale si dedicavano missionari domenicani e gesuiti, e nel campo portoghese c’erano due chiese. E i cristiani perseguitati in Giappone o nell’Annam, oggi Vietnam, si rifugiavano nel più liberale Siam.

La chiesa cattolica di San Giuseppe  ad Ayutthaya  e l’imbarcazione  che commemora i 350 anni  dell’arrivo dei primi missionari in Siam

Un grande impulso allo sviluppo della Chiesa e delle sue attività in ambito culturale e sociale fu dato dall’arrivo, nel 1662, dei preti francesi delle Missioni estere di Parigi (Mep). La loro presenza fu costante, anche nei momenti di difficoltà nei rapporti con le autorità locali.

I Pontefici erano a conoscenza di quanto accadeva nel Siam, poiché ricevevano relazioni da missionari e viaggiatori, e indicarono linee guida per i sacerdoti. Quelle più note, datate 1658, essenzialmente dicevano che non si doveva esportare la cultura e la visione politica di Francia o Spagna o Italia, bensì il Vangelo di carità di Gesù Cristo.

Poco tempo dopo, i sacerdoti francesi ritennero opportuno che il Papa scrivesse una lettera a re Narai il Grande. Ne scaturì una corrispondenza per cui il sovrano decise di inviare un’ambasciata a Roma nel 1680, ma la nave naufragò durante una tempesta al largo del Canale di Mozambico.

Innocenzo xi allora decise di scrivere il 4 ottobre 1679 una seconda lettera, che fu consegnata al re nel 1682 grazie allo zelo dei missionari francesi e in particolare del vescovo Pallu. Grazie alla mediazione di un vescovo italiano, presente per breve tempo ad Ayutthaya, lo stesso Pontefice scrisse una terza lettera a re Narai il 15 febbraio 1687. Non si sa con certezza se questa lettera abbia mai raggiunto il sovrano prima della “rivoluzione” dell’estate 1688 e della sua morte. A ogni modo, nel frattempo al gesuita francese Guy Tachard era stata affidata la responsabilità di guidare una delegazione a Roma nel 1688, con un’altra lettera del re. La delegazione siamese giunse in Vaticano il 16 dicembre e fu ricevuta solennemente dal Papa il 23. Nei giorni successivi ci furono scambi di doni e di visite, fino al commiato del 7 gennaio 1689. Però solo alcuni mesi dopo, mentre si trovava in Francia, la delegazione apprese del colpo di Stato avvenuto nel Siam tra maggio e luglio del 1688. Padre Tachard tentò di consegnare la lettera papale al nuovo regnante, ma senza successo.

Nel secolo seguente fu impossibile portare avanti relazioni altrettanto strette, sebbene i Pontefici nominassero regolarmente vicari per la comunità cristiana nel Siam. Solo nel diciannovesimo ripresero le corrispondenze.

Il ghiaccio fu rotto dall’amicizia personale tra re Mongkut e il vescovo Giovanni Battista Pallegoix di Bangkok, che si erano incontrati da giovani, entrambi impegnati nella vita religiosa. Così quando il presule andò a salutare il monarca appena nominato chiedendogli il permesso di lasciare il Paese per compiere una visita in Francia e a Roma, questi chiese di portare i suoi rispettosi saluti al Papa. Il vescovo gli suggerì di scrivere anche una lettera indirizzata a Pio IX. Essa fu consegnata all’inizio di novembre dal presule, accompagnato da due giovani thailandesi. Papa Mastai Ferretti decise di rispondere, affidando allo stesso missionario una lettera datata 20 dicembre 1852, unendo in dono un piccolo mosaico raffigurante il Pantheon. Ciò fu molto apprezzato dalla corte reale e negli anni seguenti re Mongkut decise di mettere insieme una delegazione speciale, inviando tre ambasciatori in Francia e dal Papa a Roma. La loro missione si svolse nel 1861, ed essi portarono una lunghissima lettera in cui veniva assicurata la libertà di religione nel Paese asiatico e alcuni doni ancora custoditi nella Biblioteca apostolica vaticana. L’udienza papale si svolse in Vaticano il 2 ottobre 1861.

Una testimonianza dello stretto rapporto che esisteva tra la corte reale e la Chiesa cattolica fu l’omaggio tributato da re Mongkut al vescovo Pallegoix al suo funerale nel 1862.

Successivamente fu re Chulalongkorn a inviare il principe Prisdang Jumsai in Europa. Mentre si trovava a Roma all’inizio di luglio 1884, questi ottenne un’udienza speciale da Leone xiii. Fu il preludio alla visita personale di re Chulalongkorn al Papa nel 1897. L’udienza, la prima concessa a un capo di Stato non cristiano, si svolse nel pomeriggio: il colloquiò durò una ventina di minuti e fu molto cordiale. «Ho constatato nel Papa il cuore di un padre», commentò il sovrano, che in ottobre ritornò a Roma per visitare la basilica Vaticana e la cupola. Con lui c’era anche il principe ereditario Maha Vajiravudh, poi divenuto re Rama vi. Una grande targa in marmo con l’iscrizione italiana ancora oggi visibile, ricorda: «Il 29 ottobre 1897 Sua Maestà Chulangkorm, re del Siam, insieme alle loro altezze reali il principe ereditario Maha Vajiravudh e i principi Chakrabongse e Chira, suoi figli, e i principi Sambasatra, Sommot e Mahisra, fratelli di Sua Maestà il re, sono saliti sulla cupola vaticana e entrati nel globo».

Il sovrano apprezzava molto il contributo dei missionari cristiani allo sviluppo del Paese, perciò continuò a garantire la libertà religiosa. E la comunità cattolica cercò di ricambiare aprendo, tra l’altro, una moderna scuola nella capitale, l’Assumption College, e un ospedale, il Saint Louis, che sarà visitato da Papa Francesco durante il viaggio. Il re rispose non solo con un atteggiamento di benevolenza, ma anche concedendo agli inizi del Novecento lo status giuridico alla Chiesa cattolica, cui seguì l’allacciamento di relazioni diplomatiche con l’istituzione della nunziatura apostolica nel 1969. Questo ci porta nel ventesimo secolo, quando con lo sviluppo delle comunicazioni e dei trasporti, più intensi si fecero i contatti bilaterali tra il Vaticano e Bangkok, con le udienze di Pio XI a re Rama VII nel 1936; di Giovanni XXIII alla coppia reale nel 1960; e ancora di Paolo VI nel 1972. Fino ad arrivare allo storico viaggio in Thailandia di Giovanni Paolo II nel 1984.

Da parte loro i cattolici del Paese asiatico hanno consolidato il loro impegno nei campi educativo e sanitario, nell’aiuto ai rifugiati, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta, e, più di recente, alle vittime del devastante tsunami del 2004. Un contributo che si concretizza anche nel preservare valori spirituali in un tempo di progresso materialista e nel rispondere alle sfide della globalizzazione e del dialogo tra le differenti religioni, culture e civiltà.

di Luigi Bressan
Arcivescovo, già nunzio apostolico  in Thailandia

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12 dicembre 2019

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