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​Quei pilastri del Concilio

· ​L’eredità del Vaticano II ·

Il tavolo della presidenza del concilio Vaticano II

Le edizioni Studium hanno appena pubblicato un volume di Ettore Malnati intitolato L’avventura del Concilio Vaticano II (Roma, 2015, pagine 305, euro 23). Quella del concilio Vaticano II, scrive nella postfazione l’arcivescovo emerito di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, è un’eredità che i molti venuti, dopo la conclusione di quello straordinario evento, forse neppure conoscono e che, con il passare di ben cinquant’anni, rischia di non essere adeguatamente apprezzata anche da chi pure ne ha sentito parlare. In sintesi possiamo dire che è un’eredità che tutta si condensa in «un grande e triplice atto di amore: verso Dio, verso la Chiesa, verso l’umanità» . Ma, come ha affermato Giovanni Paolo II, «l’efficacia di quell’atto non si è affatto esaurita: essa continua a operare attraverso la ricca dinamica dei suoi insegnamenti».

C’è bisogno, allora, di riprendere in mano i testi del Concilio per coglierne gli insegnamenti che si trovano racchiusi in 4 Costituzioni, 9 Decreti e 3 Dichiarazioni.

Questi testi si configurano come un tutto organico, come un grandioso edificio che poggia su di un solido fondamento, quello cioè delle quattro Costituzioni fondamentali — la Sacrosanctum Concilium, la Lumen Gentium, la Dei Verbum, la Gaudium et Spes — che facilitano e insieme assicurano l’interpretazione esatta di tutti gli altri documenti conciliari.

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14 ottobre 2019

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