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I piccoli guerrieri
della terra dei fuochi

«Ancora una volta alzo la mia voce in favore dei diritti degli yezidi, anzitutto il diritto ad esistere come comunità religiosa: nessuno può attribuirsi il potere di cancellare un gruppo religioso perché non fa parte di quelli detti “tollerati”». Con parole forti Papa Francesco ha dato voce agli yezidi, accogliendo una delegazione di dieci rappresentanti nell’auletta dell’aula Paolo vi, prima dell’udienza generale di mercoledì 24 gennaio che si è svolta in piazza San Pietro.

Il gruppo è venuto espressamente dalla Germania per incontrare il Papa e dialogare con la Santa Sede: è stato infatti il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, Jean-Louis Tauran, a presentare al Papa i dieci componenti della delegazione.

«Come i cristiani caldei, anche gli yezidi hanno subito gravi violazioni dei diritti fondamentali» spiega il vescovo segretario Miguel Ángel Ayuso Guixot. Con questo incontro, aggiunge, «il Papa ha voluto richiamare l’attenzione della comunità internazionale su questa ingiustizia, rilanciando così l’azione della Santa Sede che continua a denunciare queste situazioni di violenza, invitando anche al dialogo e alla riconciliazione».

E prima di entrare in piazza San Pietro, Francesco ha voluto anche stringere a sé e benedire venticinque bambini di Napoli malati di leucemia e di tumore, sostenuti dall’associazione “Angeli guerrieri della terra dei fuochi” e accompagnati dai loro familiari. Il Papa li ha accolti nell’aula Paolo vi, in modo che non prendessero freddo. «Un gesto delicatissimo e paterno — dice Concetta Zaccaria, responsabile dell’associazione — anche perché due bambini hanno appena subito il trapianto del midollo e altri sono fortemente indeboliti dalle cure contro la malattia». Tutti hanno preparato un piccolo dono per Francesco. Ma «il regalo più grande — riconosce Concetta — ce lo ha fatto lui dandoci la forza per continuare a lottare». La donna non nasconde che «nell’incontro con il Papa i ragazzi e le loro famiglie ripongono enormi speranze per trovare il coraggio di continuare ad affrontare la battaglia». Da parte nostra, aggiunge, «cerchiamo di star loro vicino e con noi si danno da fare tanti genitori che purtroppo hanno visto morire i loro figli, in una terra tristemente nota dove lo scempio ambientale miete ogni giorno nuove vittime, soprattutto tra i più piccoli».

In chiave ecumenica, nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, il Papa ha incoraggiato a proseguire il loro impegno i trenta partecipanti, laici e religiosi, alla tradizionale visita di studio che l’istituto di Bossey promuove a Roma. Ad accompagnarli il direttore dell’istituto Ioan Sauca, del patriarcato ortodosso di Romania. Il Pontefice ha poi salutato Sa’adu Adamu, un giovane musulmano nigeriano che ha terminato i corsi come borsista della fondazione Nostra Aetate del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

Ed è con un abbraccio che Francesco ha accolto Santiago Lucero, ex detenuto politico nel periodo della dittatura militare in Argentina. Oggi è direttore generale per l’educazione superiore e la formazione dei docenti della provincia di Cordoba. Con lui, la moglie Viviana Miglioli, docente di architettura nelle università di Buenos Aires e Avellaneda. E il giovane Andres Lambertini, discendente della famiglia di Benedetto XIV. Ad accompagnarli suor Geneviève Jenaningros, religiosa delle piccole sorelle di Padre Foucauld.

Hanno mostrato al Papa tutto l’entusiasmo di cui sono capaci e che mettono «ogni giorno nelle corsie dei reparti per stare accanto alle persone ammalate»: ecco il biglietto da visita dei quasi ottomila volontari ospedalieri italiani, molti dei quali anziani, presenti in piazza San Pietro «in rappresentanza dei venticinquemila colleghi che quotidianamente “danno del tu” alla sofferenza». E non si sono presentati a mani vuote: al Pontefice hanno consegnato «un contributo personale per sostenere le iniziative per i poveri, i senzatetto, gli abbandonati e gli scartati».

Peter Sagan, da tre anni consecutivi campione del mondo di ciclismo, ha donato al Papa una bicicletta realizzata apposta dalla Specialized, resa unica dai colori della Santa Sede e da una bandiera argentina impressi sul telaio. «Le mie gare — confida il campione slovacco, venuto con la famiglia — cominciano con il segno della croce e se mio padre è presente lo facciamo sempre insieme».

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