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Come Bartali alla conquista della maglia

· ​I Papi e lo sport ·

Chiunque si sia accostato alla storia dello sport nell’ultimo mezzo secolo ha avuto per stelle polari Felice Fabrizio e Stefano Pivato, i “padri fondatori” di questa area di studi in Italia. Alle loro opere, su cui continua a fondarsi la storiografia dello sport cattolico italiano, viene oggi ad aggiungersi un testo di notevole valore. Il merito va ascritto ad Antonella Stelitano, Alejandro Mario Dieguez e Quirino Bortolato, autori del libro I Papi e lo sport. Oltre un secolo di incontri e interventi da Pio X a Papa Francesco (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2015, pagine 374, euro 28).

Paolo vi riceve Pelé (8 marzo 1966)

L’opera non si limita a ripercorrere vie già battute in precedenza, offrendo interessanti spunti di riflessione per la storiografia sportiva. Da un’attenta lettura del volume credenti e non, praticanti dello sport e non, possono trarre un’idea nuova sul rapporto tra dottrina cattolica e cultura, filosofia e pedagogia dello sport.
I curatori hanno selezionato centoventi discorsi sugli oltre seicento interventi — assai numerosi quelli rivolti a squadre sportive, di calcio in particolare, ricevute in udienze private in Vaticano — pronunciati dal 1903 ai nostri giorni. Neppure un quarto, per comprensibili ragioni di spazio, di un materiale sullo sport di proporzioni davvero imponenti. Tuttavia, degli interventi non riportati si offrono puntuali e preziosi rimandi alle fonti.
Ma a chi intende rivolgersi questa interessante raccolta? Trattandosi di un volume che si presta a diversi piani di lettura (teologico, storico, sociologico, educativo), gli autori spiegano come il libro è stato pensato. «La struttura che abbiamo voluto dare a quest’opera è semplice: una suddivisione per Pontefice. Ogni capitolo si apre con pochi brevi cenni biografici di ciascun Papa, che precedono un suo profilo sportivo, ovvero una breve introduzione che cerca di cogliere gli aspetti salienti della sua “pastorale sportiva” e le novità rispetto ai predecessori, non trascurando di ricordare, per taluni, i trascorsi sportivi. Segue l’elenco dei discorsi e messaggi al mondo sportivo, e la pubblicazione per intero dei più significativi».
Dunque una rassegna esaustiva dell’intera “pastorale sportiva” cattolica: mancano sostanzialmente all’appello due soli Pontefici: Benedetto XV e Giovanni Paolo I, ai quali tuttavia sono dedicate alcune utili annotazioni. Il primo impossibilitato di fatto a occuparsi di sport, dovendo spendere tutte le energie del suo pontificato per far fronte ai travagli della Grande guerra. Il secondo spentosi prematuramente subito a ridosso della sua elezione, pur avendo sempre manifestato una sincera sensibilità per lo sport da amante della bicicletta. Una passione che all’allora vescovo di Vittorio Veneto, durante il concilio Vaticano ii, valse da parte di alcuni prelati americani l’appellativo di “vescovo della Graziella”, un modello che in quel periodo godeva di notevole popolarità.
Il primo Papa che colse appieno le valenze e le potenzialità dello sport fu Pio X. E a questo proposito è sufficiente rifarsi a Giovanni Paolo ii il quale, il 27 maggio 1982, in un discorso ai membri del Comitato internazionale olimpico, affermò: «Mi piace in questa circostanza, ricordare innanzitutto San Pio x: incoraggiò la nobile iniziativa del barone Pierre de Coubertin che ripristinò in epoca contemporanea, con crescente successo, i Giochi Olimpici».
Tant’è, com’è noto, che Pio X — sotto il cui pontificato nel 1906 prese vita la Federazione delle associazioni sportive cattoliche italiane — si dimostrò favorevole allo svolgimento delle Olimpiadi che nel 1908 avrebbero dovuto tenersi a Roma. Olimpiadi cui, successivamente, lo Stato italiano con presidente del Consiglio Giovanni Giolitti rinunciò per ragioni di bilancio.
Tale atteggiamento positivo verso lo sport fu confermato da Pio XI, il cosiddetto “Papa alpinista”. Questi era stato uno scalatore di vaglia, al quale si deve l’apertura della “via Ratti” (1899) sulla punta Dufour del Monte Rosa, e simili trascorsi alpinistici riecheggiarono sovente nei suoi discorsi. Proclamando nel 1923 san Bernardo di Mentone patrono degli alpinisti, affermava: «Fra tutti gli esercizi di onesto diporto nessuno più di questo — quando si schivi la temerità — può dirsi più giovevole alla sanità dell’anima nonché del corpo». Sotto il suo pontificato, in un curioso carteggio della Segreteria di Stato del quale il volume rende conto, fu pure realizzato il tentativo da parte del vescovo ausiliare di Chicago, Bernard Sheil, di promuovere il pugilato in seno al cattolicesimo statunitense.
Anche Pio xii vide nello sport un mezzo di educazione morale e cristiana. In particolare si conserva memoria di un discorso nel quale, riprendendo la Prima lettera ai Corinzi, disse alle migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro: «La dura gara di cui parla San Paolo, è in corso; è l’ora dello sforzo intenso. Anche pochi istanti possono decidere la vittoria. Guardate il vostro Gino Bartali, membro dell’Azione Cattolica, egli ha più volte guadagnato l’ambita “maglia”; correte anche voi in questo campionato ideale, in modo da conquistare una ben più nobile palma».
Relativamente a Giovanni xxiii è d’obbligo riferirsi al discorso pronunciato nel corso delle Olimpiadi romane, il 28 agosto 1960, nel quale intese esaltare i significati di fratellanza universale contenuti nello sport. Temi riproposti altresì da Paolo VI che, il 27 agosto 1972, prima che i Giochi olimpici di Monaco di Baviera fossero segnati dalla strage di atleti israeliani, aveva spronato i partecipanti «a far sì che anche nella convivenza internazionale e nel concerto dei popoli prevalgano e siano universalmente riconosciuti la dignità spirituale e gli inalienabili valori della persona umana».
Parole di pace che molte volte risuonarono nelle allocuzioni dell’“atleta di Dio” Giovanni Paolo ii. Un vero uomo di sport in gioventù e, nei periodi di breve vacanza e riposo, anche da Pontefice. Un Papa che, nel messaggio del 12 aprile 1984 per il Giubileo internazionale degli sportivi, ribadì come lo sport «può recare un valido e fecondo apporto alla pacifica coesistenza di tutti i popoli, al di là e al di sopra di ogni discriminazione di razza, di lingua e di nazioni».
Per quanto riguarda Benedetto XVI molte sono le occasioni in cui affronta il tema dello sport. Il pensiero va in particolare al messaggio rivolto, il 1° agosto 2007, al popolo iracheno per la conquista della Coppa d’Asia: «Auspico che l’evento possa contribuire a realizzare in Iraq, con l’apporto di tutti, un futuro di autentica pace nella libertà e nel reciproco rispetto».
Dai discorsi di Papa Francesco — definito “Papa tifoso” perché sostenitore della squadra di calcio San Lorenzo, di Buenos Aires — si ricava la visione dello sport quale elemento di educazione e promozione umana. Il 7 giugno 2014 per le celebrazioni del 70° anniversario del Centro sportivo italiano, Francesco ha detto che vi sono tre strade davanti ai giovani: «La strada dell’educazione, la strada dello sport e la strada del lavoro»

di Sergio Giuntini

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