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​I paesi islamici uniti su Gerusalemme

· Al vertice di Istanbul appello contro la decisione di riconoscere la città come capitale d’Israele ·

Un momento dei lavori del summit straordinario dell’Oci a Istanbul (Ansa)

I principali esponenti dei paesi islamici sono oggi a Istanbul, in Turchia, per una riunione di emergenza dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oci) incentrata sulla recente decisione statunitense di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele. Aprendo i lavori del vertice, il ministro degli esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha lanciato un appello alla mobilitazione generale dei paesi membri. «Il mondo deve riconoscere Gerusalemme est quale capitale dello stato palestinese» ha detto Çavuşoğlu di fronte ai capi di stato e di governo di 57 paesi. «Dobbiamo tutti batterci perché ciò avvenga». La decisione di Washington «per noi è nulla». Prendendo la parola subito dopo Çavuşoğlu, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha ribadito che la decisione statunitense «non è valida» e ha chiesto anche lui di «riconoscere Gerusalemme est come capitale della Palestina». Erdoğan non ha poi risparmiato dure critiche nei confronti di Israele. Ieri sera, alla vigilia del vertice, il presidente turco ha incontrato il suo omologo palestinese, Mahmoud Abbas. Il colloquio, a porte chiuse, è durato circa un’ora. Inoltre, al palazzo di Vetro di New York i rappresentanti di diversi paesi arabi hanno presentato una proposta di risoluzione per condannare la decisione del presidente Trump. Anche il presidente iraniano, Hassan Rohani, è giunto a Istanbul per prendere parte al vertice dell’Oci. In alcune dichiarazioni ai giornalisti poco prima di partire per la Turchia, Rohani ha condannato in modo totale la decisione statunitense e lanciato un appello per l’unità del mondo islamico. Nel frattempo, la Giordania — uno dei pochi paesi della regione, insieme a Egitto e Turchia, che ha relazioni diplomatiche con Israele — ha deciso di rivedere gli accordi di pace con lo stato ebraico siglati nel 1994. Ieri la commissione giuridica del parlamento di Amman ha dato il via alla revisione di tutti gli accordi siglati.

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20 agosto 2019

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