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I nuovi poveri bussano alla porta del Papa

· A colloquio con l’arcivescovo Guido Pozzo, elemosiniere di Sua Santità ·

Con 7.000 richieste di aiuto economico e circa 900.000 euro elargiti nel 2011, l’Elemosineria Apostolica si conferma la «mano» del Pontefice per la carità ai poveri. Tanto più di fronte al perdurare della crisi economica, che rende ancor più urgente e preziosa la sua operosità. L’attività dell’Elemosineria si concentra principalmente nella diocesi di Roma, ma il suo respiro è universale, perché raggiunge anche altri Paesi, in particolare, quelli dell’Europa dell’est e del Medio Oriente. A ricevere aiuto sono non soltanto singoli fedeli ma anche associazioni e istituzioni caritative attive nei più vari ambiti. Ce ne parla, in questa intervista al nostro giornale, l’arcivescovo Guido Pozzo, dal 3 novembre scorso Elemosiniere di Sua Santità dopo essere stato per più di tre anni segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.

L’attività principale dell’Elemosineria Apostolica è appunto esercitare l’elemosina, o meglio, la carità a nome e per conto del Papa. L’incombenza primaria è quindi quella di compiere quotidianamente e con discrezione tale esercizio. Le domande disegnano un quadro abbastanza complesso e variegato delle povertà che purtroppo in questi ultimi tempi cominciano ad affliggere anche zone e categorie di persone che finora godevano di un certo benessere economico. Le indigenze e miserie raccontate riguardano però la persona nella sua totalità, e non solo sotto il profilo strettamente finanziario. Le richieste di aiuto devono essere accompagnate da una attestazione dei parroci e a loro, in quanto garanti, viene trasmesso l’aiuto economico da devolvere alle persone interessate. È importante infatti che il gesto generoso del Pontefice sia inserito e integrato nella solidarietà della Chiesa locale e della comunità cristiana parrocchiale. Le elargizioni sono di entità modesta, proprio perché si vuole estendere al maggior numero di persone il sostegno di aiuto.

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21 ottobre 2019

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