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I numeri dell’immigrazione
nel mondo

· Sono solo il 3,5 per cento della popolazione mondiale quelli che lasciano il proprio paese ·

Le migrazioni nel mondo riguardano solo il 3,5 per cento della popolazione mondiale. Dunque anche se si registra un aumento dello 0,1 per cento di chi emigra, la percentuale di chi lascia il suo paese e la sua terra è infinitamente piccola rispetto al 96,5 per cento delle persone che continuano a vivere nel paese in cui sono nate. Stimati nel 2019 in 270 milioni di persone, i migranti rappresentano dunque una piccolissima parte di chi popola il mondo. Lo rileva l’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) che evidenzia come la principale destinazione scelta dai migranti continui a essere l’America e in particolare gli Stati Uniti che accolgono più di 51 milioni di persone. Secondo il rapporto, oltre la metà dei migranti internazionali (141 milioni) vivono oggi in Europa e America del Nord. Il 52 per cento di tutti i migranti nel mondo sono uomini e oltre i due terzi hanno lasciato il loro Paese per cercare lavoro. Un altro dato significativo del rapporto, e che ci fa capire come la temuta invasione dall’Africa sia una fake news, è quello che attesta come la maggior parte dei migranti provengano dall’India, Messico e Cina. I migranti africani, secondo quanto riferisce l’Oim, tendono infatti a rimanere nei paesi limitrofi senza lasciare il continente. Sono, dunque, oltre 17,5 milioni gli indiani che vivono all’estero seguiti da 11,8 milioni di messicani e 10,7 milioni di cinesi. L’Oim stima inoltre che il numero di lavoratori migranti è leggermente diminuito nei paesi ad alto reddito, da 112,3 milioni a 111,2 milioni, mentre i paesi a reddito medio-alto hanno registrato l’aumento maggiore, da 17,5 milioni a 30,5 milioni di migranti internazionali. Allo stesso tempo, anche le rimesse internazionali sono aumentate raggiungendo nel 2018 i 689 miliardi di dollari, con India (78,6 miliardi di dollari), Cina (67,4 miliardi di dollari), Messico (35,7 miliardi di dollari) e le Filippine (34 miliardi di dollari). Dunque sebbene la maggior parte dei migranti si sia recata negli Stati Uniti, la relazione dell’Oim ha confermato altri importanti corridoi di migrazione che vanno dai paesi più poveri a quelli più ricchi, come quelli verso Francia, Russia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. In Medio oriente, i dati mostrano che i paesi del Golfo hanno il maggior numero di lavoratori migranti temporanei al mondo, compresi gli Emirati Arabi Uniti, dove rappresentano quasi il 90 per cento della popolazione. Ci sono poi le migrazioni dovute alle guerre, che riguardano in particolare la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Myanmar, il Sud Sudan, la Siria e lo Yemen hanno portato negli ultimi due anni a massicci sfollamenti interni, l’Osservatorio dell’Oim riferisce che 41,3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case nel 2018, una cifra considerata da record. È la Siria che ha raggiunto la popolazione più numerosa di sfollati interni, con 6,1 milioni di persone, seguita dalla Colombia (5,8 milioni) e dalla Repubblica Democratica del Congo (3,1 milioni). Dopo quasi nove anni di conflitto, la Siria è anche il paese d’origine del maggior numero di rifugiati, con più di sei milioni di persone, seguito dall’Afghanistan (circa 2,5 milioni), su un totale di quasi 26 milioni. Infine, l’Oim ricorda le migrazioni causate da catastrofi climatiche e meteorologiche. Ad esempio, il tifone Mangkhut nelle Filippine ha contribuito allo sfollamento di 3,8 milioni di persone alla fine del 2018, il numero più alto a livello mondiale.

di Anna Lisa Antonucci

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22 febbraio 2020

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