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I morti non sono danni collaterali

· L’Onu denuncia le conseguenze delle politiche di contrasto dell’immigrazione ·

Nella gestione dell’immigrazione le vittime umane non possono diventare danni collaterali. Lo affermato ieriAntónio Guterres, responsabile dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), aprendo a Ginevra la Giornatadi dialogo dell’agenzia dell’Onu,il forum annuale di discussione politicache si tiene tradizionalmente alla vigilia della Giornata mondiale dei diritti dell’uomo.

«Non si può fare ricorso a misure deterrenti per fermare una persona che è in fuga per salvarsi la vita, senza che questo comporti un ulteriore incremento dei pericoli in cui incorre», ha ribaditoGuterres,ricordando il crescentenumero di persone che muoiono in mare o cadono vittime della criminalità organizzata internazionale nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e altri mari. Proprio alla protezione in mare era dedicata quest’anno la Giornata di dialogo dell’Unhcr, che poche ore prima aveva diffuso un rapporto sulle vittime nel 2014, il dato purtroppo più alto di sempre. Secondo l’agenzia dell’Onu, infatti, dall’inizio di quest’annosolo nel Mediterraneo ci sono stati3.419morti accertatitra i migranti che hanno tentato di raggiungere le coste europee, in tutto oltre 207.000 persone, una cifra tre volte superiore a quella più alta finora registrata, cioè le settantamila persone fuggite dai loro Paesi nel 2011durante la cosiddetta primavera araba.

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14 ottobre 2019

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