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I militari promettono
un governo civile
in Sudan

· Di fronte alle proteste dei manifestanti ·

Sembra ci siano morti negli scontri in Sudan, mentre i militari che hanno preso il potere — dopo il colpo di stato ai danni di Omar al Bashir — parlano di «governo civile» ed escludono in ogni caso l’estradizione del deposto presidente.

Manifestanti per le strade di Khartoum (Reuters)

Secondo il Comitato centrale dei medici del Sudan (Ccsd), «tredici manifestanti pacifici» sono rimasti uccisi ieri dal fuoco delle «forze del regime e dalle loro milizie» nel giorno in cui è stato deposto il presidente. Due manifestanti sarebbero morti a Khartoum, altrettanti nella città di Wad Madani, uno ad Atbara e otto a Zalingei, nel centro della regione del Darfur. Il Ccsd è un sindacato dei medici parallelo a quello dell’Associazione dei professionisti sudanesi, che ha guidato le proteste dall’inizio, dal 19 dicembre in Sudan.

I militari che hanno preso il potere in Sudan hanno assicurato che il governo che gestirà il paese nei due anni di transizione sarà «civile». Secondo quanto riporta Sky News Arabiya, lo stesso capo del Consiglio militare politico, Omar Zine El Abidine, ha dichiarato: «Rimetteremo il potere a un governo civile».

Nello stesso tempo, le autorità militari sudanesi hanno annunciato che eviteranno di estradare il deposto presidente Omar al Bashir alla Corte penale internazionale che lo ricerca per il genocidio in Darfur e che l’ormai ex-leader verrà processato in Sudan. L’annuncio è stato fatto in una conferenza stampa a Khartoum dal generale Omar Zein Abedeen, componente del Consiglio di transizione che ha assunto il controllo del paese africano arrestando al Bashir.

Intanto, anche nella notte sono proseguite le proteste: la folla di oppositori che ha portato alla rimozione di Omar al Bashir, al governo da oltre trent’anni, resta in strada nella capitale Khartoum sfidando il coprifuoco di un mese decretato dai militari che hanno sospeso la costituzione per un periodo di transizione di due anni. I manifestanti continuano a rivendicare le richieste democratiche dei giorni scorsi che ritengono niente affatto soddisfatte.

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