Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

I miei santi in paradiso

· ​Nel centenario della nascita di Giulio Andreotti ·

Da sempre si è romanzato sui segreti, veri o presunti, di Giulio Andreotti. Con una dose della sua proverbiale ironia, ma soprattutto negli ultimi anni con una certa cristiana rassegnazione, lui stesso ripeteva che «a parte le guerre puniche mi viene attribuito di tutto». Uno scotto forse obbligato da pagare per un uomo politico e di governo così longevo, inevitabilmente calamita e bersaglio di tanti veleni. Parimenti si è sempre saputo, e anche in questo caso non si è lesinato con l’inchiostro, della sua profonda conoscenza del Vaticano e del forte legame con i romani pontefici, da Pio XII a Benedetto XVI. Adesso, quando ormai sono trascorsi quasi sei anni dalla sua scomparsa, e mentre anche per impulso della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, sono in corso le celebrazioni per il centenario della nascita — due mostre fotografiche sono state inaugurate in questi giorni a Roma — si accendono i riflettori su un altro aspetto della sua lunga esperienza politica: il rapporto, la frequentazione, di più, l’amicizia con numerose personalità cattoliche del novecento che sono venerate (o sono in predicato per esserlo) sugli altari. Non che fosse un mistero, ovviamente, la sua frequentazione o anche solo il legame spirituale, con persone tanto amate dal popolo cristiano: Carlo Gnocchi, Giorgio La Pira, Zeno Saltini, Madre Teresa, padre Pio, Josemaría Escrivá de Balaguer, Paolo VI, Giovanni Paolo II, per dirne alcuni. Adesso è però possibile andare alle fonti, alzare il sipario, conoscere fin nel dettaglio, attraverso i documenti originali, la trama di rapporti che hanno dato concretezza al tentativo ideale di interpretare la vita politica come una forma eminente di carità. Ad accendere questa nuova luce è il libro I miei santi in paradiso. L’amicizia di Giulio Andreotti con le figure più note del cattolicesimo del Novecento (Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2018, pagine 264, euro 18) di cui pubblichiamo uno stralcio. Firmato da monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa pontificia, e da Roberto Rotondo, già vicedirettore responsabile di «30 Giorni nella Chiesa e nel mondo», la rivista internazionale che Andreotti ha diretto dal 1993 al 2012, il volume nel pomeriggio di mercoledì 16 viene presentato in Senato, con l’introduzione di Angelo Chiorazzo, dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, e da Gianni Letta, del comitato per il centenario.

di Fabrizio Contessa

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE