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I mattoni
della verità

Quando la risposta è facile quasi sempre la domanda è sbagliata. L’essenza delle cose è complicata, il mondo è contraddittorio, fatto di elementi che si sovrappongono creando una complessità stratificata. Il pensiero e l’arte, se rappresentano la realtà, difficilmente saranno di facile comprensione, in rari casi potranno raggiungere la semplicità, ma per questo occorrono i geni.

La «verità di Cristo non è per solisti, ma è sinfonica» ha detto il Papa in Sala Clementina alla cerimonia di consegna del Premio Ratzinger, che in questa settima edizione ha aperto all’arte ed è stato assegnato oltre che a due teologi tedeschi, il luterano Theodor Dieter e il cattolico Karl-Heinz Menke, anche al compositore estone Arvo Pärt, di fede ortodossa. Intellettuali «che provengono quest’anno da tre diverse confessioni cristiane», come ha sottolineato nell’indirizzo di saluto padre Federico Lombardi, dal 2016 presidente della Fondazione Ratzinger.

Se non ci sono solisti nella verità e le risposte facili non esistono allora ascoltando un brano musicale non ci si può concentrare solo su una linea melodica se non si vuole cadere nell’errore, nella parzialità, nella banalità e qualche volta anche nel populismo. Solo concentrandosi sull’intreccio di elementi che il Papa chiama «sinfonia» si può arrivare a comprenderne il significato profondo di un’opera e della realtà, che poi quando l’arte è vera sono la stessa cosa.

Lo spirito umano ha costante bisogno di studio e ricerca che va perseguita «entrando anche nei campi nuovi in cui la cultura odierna sollecita la fede al dialogo», ha aggiunto Francesco quasi anticipando con le parole quanto la musica avrebbe di lì a poco sublimato col Vater Unser di Pärt eseguito con il compositore al pianoforte al termine di una cerimonia punteggiata dagli interventi della Cappella musicale pontificia Sistina diretta dal maestro Massimo Palombella. In quel brano, affidato nella parte solistica a una delle voci bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, c’è il distillato di un artista che da decenni lavora sull’idea di generare senso dalla semplicità, togliendo più che aggiungendo, nel tentativo di creare un rapporto immediato tra trascendente e terreno.

Quando ha confezionato questo lavoro dedicato a Benedetto XVI in occasione dei suoi sessant’anni di sacerdozio, Pärt ha cercato in primo luogo l’aderenza tra testo e melodia nel suo lento divenire. Ogni parola, scandita con estrema precisione e nitidezza acquista così una connotazione precisa, si presenta nel suo intatto significato religioso e poetico. Il materiale è presentato con estrema immediatezza, quasi come se non solo la voce ma anche la parte pianistica fosse scritta per un bambino, con ristrettezza di mezzi tecnici ed espressivi e facilità d’esecuzione. Una sorta di brano per l’infanzia come se ne componevano in abbondanza nei secoli scorsi, ma che in questo caso estende l’elemento di purezza anche alla parte cantata.

L’ostentazione di una tonalità ritrovata, si concede il lusso di utilizzare accordi di sapore arcaico, con il chiaro intento di rimandare la mente a un periodo storico indefinito, situato nella memoria. Il fine è quello di richiamare alle sensazioni senza tempo e senza luogo che attengono al testo sacro per dare spazio a quel dialogo tra passato e presente di cui si nutre l’arte e del quale Francesco ha sottolineato il bisogno «urgente e vitale».

Nell’illustrare i profili dei premiati, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha sottolineato come tutti e tre abbiano lavorato principalmente nel campo della ricerca, spingendosi in campi poco esplorati proprio per tentare di estrarre dalla complessità della realtà quegli elementi essenziali che la compongono. Theodor Dieter, concentrandosi sul dialogo ecumenico luterano-cattolico, e Karl-Heinz Menke, scandagliando il pensiero di Joseph Ratzinger, hanno portato alla luce alcuni dei mattoni che costruiscono questo mondo. Tutti insieme, come in una sinfonia, aiuteranno a ricostruire la realtà e qualche volta la verità. Diffidando delle risposte semplici.

di Marcello Filotei

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20 settembre 2019

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