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I malati sono persone
e non numeri

· Il Papa ribadisce il fondamento etico dell’obiezione di coscienza ·

Il malato non può essere trattato come «un numero», tantomeno «il sistema sanitario, pubblico o privato, può concepirsi come una catena di montaggio». Lo ha affermato il Papa ricevendo in udienza venerdì mattina, 17 maggio, i membri dell’Associazione cattolica operatori sanitari. Nel suo discorso il Pontefice ha sottolineato la necessità che quanti lavorano nella sanità «abbiano tutele adeguate, ricevano il giusto riconoscimento per i compiti che svolgono e possano fruire degli strumenti adatti per essere sempre motivati e formati»; il rischio, altrimenti, è di «essere di essere “bruciati” da turni di lavoro troppo duri, dallo stress delle urgenze o dall’impatto emotivo». Il Papa ha toccato anche il tema dell’obiezione di coscienza «nei casi estremi in cui sia messa in pericolo l’integrità della vita umana», sottolineando che essa «si basa sulla personale esigenza di non agire in modo difforme dal proprio convincimento etico» ma invitando a praticarla in spirito di «rispetto» e «dialogo».

Nella stessa mattinata il Pontefice ha anche ricevuto i partecipanti all'assemblea generale Società delle Missioni africane. Nell'occasione il Papa si è unito alla preghiera della famiglia religiosa per la sorte del confratello padre Pierluigi Maccalli, rapito otto mesi fa in Niger, e ha assicurato «la sollecitudine e l’attenzione della Santa Sede riguardo a questa preoccupante situazione». Il Pontefice ha anche incoraggiato religiosi, religiose e laici a perseverare nell’impegno «al servizio dei bambini e delle persone più fragili, vittime delle guerre, delle malattie, del traffico di esseri umani». Perché, ha spiegato, «la scelta per gli ultimi» è un «segno che manifesta concretamente la presenza e la sollecitudine di Cristo misericordioso».

Il discorso ai membri dell' Associazione Cattolica Operatori Sanitari

Il discorso al Capitolo Generale della Società delle Missioni Africane

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